torna al blog approfondimenti, avversità della vite

Peronospora della vite

Massimiliano Perazzoli
Aprile 20, 2026
No comments
peronospora

Introduzione

La peronospora è la malattia fungina più temuta dai viticoltori italiani, in particolare nel Nord Italia. Ogni stagione, in condizioni favorevoli, è in grado di distruggere interi vigneti e compromette la produzione. Una corretta conoscenza del ciclo biologico del patogeno e dei fattori epidemici è il presupposto indispensabile per impostare una difesa efficace, tempestiva ed economicamente razionale.

Agente patogeno e ciclo biologico

Il responsabile della malattia è Plasmopara viticola, un oomicete della famiglia Peronosporaceae. Non è un fungo vero, ma appartiene al regno Straminipila, più affine alle alghe brune che ai miceti.

Il patogeno sverna sotto forma di oospore, strutture sessuate a parete spessa formate nelle foglie infette a fine stagione. Cadute al suolo, maturano durante l’inverno grazie all’alternanza di freddo e umidità. La loro capacità germinativa può protrarsi per più anni, costituendo una riserva persistente di inoculo.

Con temperature miti e suolo umido, le oospore mature germinano in modo scalare producendo un macrosporangio contenente numerose zoospore biflagellate. Il macrosporangio è una struttura fragile, che sopravvive solo pochi giorni in assenza di adeguata umidità, raggiungono gli organi vegetali tramite schizzi di pioggia, vento e lavorazioni del terreno.

Proprio in relazione a tale necessità di fuoriuscire dal suolo, soprattutto tramite il vento, la presenza di inerbimento non trinciato limita l’evasione degli organi di propagazione.

Le zoospore, liberate in presenza di acqua libera, nuotano nel velo d’acqua, penetrano attraverso gli stomi e avviano l’infezione. Le condizioni ottimali prevedono temperature tra 10 °C e 22°C, almeno 2–3 ore di bagnatura fogliare e presenza di vegetazione recettiva (dalla prima foglia distesa). Il periodo di incubazione varia notevolmente in funzione delle condizioni termo-igrometriche, da pochi giorni in condizioni ottimali fino a oltre tre settimane in situazioni meno favorevoli; temperature superiori a 32°C interrompono il processo.

Al termine dell’incubazione si verifica la sporulazione, con emissione dei conidiofori sulla pagina inferiore delle foglie in condizioni di elevata umidità (>98%), temperature comprese tra 13 e 29°C e oscurità prolungata. Gli sporangi dispersi danno origine alle infezioni secondarie, regolate principalmente da temperatura e durata della bagnatura fogliare. Anche rugiade e nebbie persistenti possono essere sufficienti ad avviare nuovi cicli epidemici, che nel corso della stagione possono ripetersi più volte.

Fase del cicloCondizioni ottimaliPeriodo stagionale
Germinazione oosporeT maggiore di 8-10°C, acqua nel suoloMarzo–Aprile
Infezione primariaT 18-22°C, foglie bagnate per più di 2 ore, pioggia pari o superiore ai 10 mmAprile–Maggio
Periodo d’incubazioneT 20-25°C (ottimale), durata 5-14 giorniAprile–Luglio
Sporulazione (cicli secondari)T 18-22°C, UR superiore a 95%, notte umida per più di 4 oreGiugno–Agosto
Fine epidemiaT minori o uguali a 10°C o estate siccitosa prolungataAgosto–Settembre

Sintomatologia e danni

La peronospora attacca tutti gli organi verdi della vite. Il riconoscimento precoce dei sintomi è fondamentale per intervenire prima che l’infezione si espanda.

Foglie

Le giovani figlioline, non presentando delle aperture stomatiche sviluppate, non risultano sensibili all’infezione. Una volta sviluppai gli stomi in caso di infezione, sulla pagina superiore compaiono aree di colore giallo-verdastro, traslucide, con margini poco definiti (tipiche “macchie d’olio”). La pagina inferiore mostra la caratteristica efflorescenza bianca-cotonosa, costituita dagli sporangi pronti a rilasciare le spore biflagellate. Con l’avanzare dell’infezione la macchia necrotizza creando una zona di disseccamento.

Grappoli

I grappoli colpiti in prefioritura presentano la caratteristica forma ad “S” nella parte terminale con conseguente imbrunimento del raspo. Post-allegagione, quando sono ancora presenti le aperture stomatiche degli acini si può notare della muffa grigiastra che li ricopre (marciume grigio tipico delle infezioni primaverili). Una volta che gli stomi dell’acino si richiudono, con l’avanzare della maturazione, l’infezione può avvenire solo tramite il picciolo, in questo caso non si svilupperà la muffa all’esterno dell’acino che assumerà una colorazione bruna (peronospora larvata).

Germogli e tralci

I giovani germogli mostrano necrosi apicali e curvatura a uncino. I tralci erbacei sviluppano imbrunimenti e muffa biancastra che possono portare al disseccamento.

Fattori predisponenti e superamento della “Regola dei tre dieci”

Se il ciclo biologico della peronospora definisce come il patogeno si sviluppa, i fattori predisponenti determinano quando e con quale intensità il rischio infettivo si manifesta in vigneto. L’epidemia non è infatti il risultato di una singola variabile, ma dell’interazione tra condizioni meteorologiche, stato fenologico della vite e disponibilità di inoculo nel suolo.

Tra le variabili ambientali, la temperatura svolge un ruolo regolatore centrale: modula la velocità dei processi biologici, accorcia o prolunga i tempi di incubazione e condiziona la frequenza dei cicli secondari.

Analogamente, la bagnatura fogliare rappresenta un fattore determinante non solo per l’avvio delle infezioni, ma anche per la loro effettiva riuscita: la durata della persistenza di acqua libera sui tessuti è spesso più rilevante dell’intensità della precipitazione che l’ha generata. È oramai assodato che nel corso dell’anno si possono avviare infezioni anche in assenza di piogge e con condizioni climatiche “estive” in conseguenza di forti rugiade notturne.

Anche l’umidità relativa assume un ruolo chiave, in particolare nelle fasi notturne, quando può consentire la sporulazione e quindi la riattivazione del ciclo epidemico. In annate caratterizzate da elevata umidità atmosferica, rugiade persistenti o nebbie prolungate possono risultare epidemiologicamente più pericolose di eventi piovosi brevi ma intensi, poiché mantengono i tessuti bagnati senza dilavare l’inoculo.

In questo quadro complesso si inserisce la cosiddetta “Regola dei tre dieci”, formulata negli anni Cinquanta come criterio pratico per individuare il momento di avvio delle infezioni primarie. La combinazione di temperatura superiore a 10°C, germogli di almeno 10 cm e precipitazioni pari o superiori a 10 mm rappresentava un riferimento operativo semplice, coerente con le conoscenze e con la disponibilità di dati meteorologici dell’epoca.

Oggi, tuttavia, tale impostazione mostra evidenti limiti interpretativi. La dinamica epidemica non si attiva in modo solo alla presenza dei tre fattori, ma si è registrato l’avvio di infezioni primarie anche senza che uno o più fattori fossero soddisfatti.

Perché alcuni vigneti sono più colpiti di altri

La pressione della peronospora non dipende esclusivamente dall’andamento meteorologico stagionale. A parità di clima, vigneti diversi possono manifestare livelli di attacco molto differenti, poiché la suscettibilità è il risultato dell’interazione tra fattori climatici, caratteristiche del sito, gestione agronomica e disponibilità di inoculo.

Le annate con primavere piovose e miti, estati temporalesche e autunni umidi rappresentano lo scenario più favorevole allo sviluppo della malattia. Tuttavia, anche all’interno della stessa area viticola, il microclima del singolo appezzamento può modificare in modo sostanziale il rischio. Vigneti situati in fondovalle, in depressioni topografiche o in prossimità di corsi d’acqua sono più esposti a ristagni di umidità, nebbie frequenti e scarsa ventilazione. In queste condizioni si prolungano i tempi di bagnatura fogliare, aumentando la probabilità di infezione e sporulazione. Anche esposizioni meno irradiate, come quelle nord o nord-est, tendono ad asciugarsi più lentamente e risultano mediamente più rischiose.

Un ruolo determinante è svolto dalla gestione della agronomica. L’eccesso di vigoria vegetativa rappresenta uno dei principali fattori di rischio controllabili. Concimazioni azotate elevate o irrigazioni abbondanti favoriscono lo sviluppo di pareti fogliari dense, con tessuti teneri e maggiore contenuto idrico, più suscettibili alla penetrazione del patogeno. La chioma fitta riduce la circolazione dell’aria e crea un microclima umido e temperato ideale per la malattia. Nelle situazioni di elevata vigoria, la continua emissione di femminelle dopo la cimatura espone costantemente nuova vegetazione, priva di protezione diretta o con copertura fitosanitaria ridotta, aumentando la finestra temporale di suscettibilità alle infezioni.

Anche le scelte strutturali incidono sul rischio: sistemi di allevamento ad alta superficie fogliare e sesti d’impianto stretti tendono a favorire ambienti meno arieggiati e una più rapida diffusione degli sporangi tra piante contigue. La gestione della parete vegetativa, inclusa la sfogliatura nella zona grappolo, influisce direttamente sui tempi di asciugatura e sulla penetrazione dei prodotti fitosanitari.

I fattori pedologici contribuiscono ulteriormente a modulare la suscettibilità. Terreni pesanti e poco drenanti mantengono elevata l’umidità nel suolo e stimolano una crescita vegetativa intensa e prolungata, creando condizioni favorevoli sia alla germinazione delle oospore sia alla persistenza di tessuti sensibili. Al contrario, suoli ben strutturati e con fertilità equilibrata favoriscono uno sviluppo più regolare e una più precoce lignificazione dei tessuti.

Tutte le varietà di Vitis vinifera sono suscettibili alla peronospora, seppur con differenze di sensibilità.

VarietàSuscettibilitàNote
Pinot Nero, Merlot, ChardonnayAltaFoglie sottili, cuticola poco cerosa
Sangiovese, Barbera, TrebbianoMediaSensibilità variabile per annata
Nebbiolo, Primitivo, VermentinoMedia-bassaMigliore risposta in climi caldi
Tocai friulano, GarganegaAlta sui grappoliArchitettura del grappolo favorisce umidità
Vitigni PIWI (Bronner, Solaris, Regent)BassaResistenza multigenica


Difesa

La difesa dalla peronospora si basa sull’integrazione tra la gestione agronomica della chioma, che riduce il microclima favorevole al patogeno, e la difesa chimica, che deve essere condotta in modo preventivo. L’obiettivo non è eradicare il patogeno, ma contenere le infezioni primarie per limitare la pressione del patogeno, calibrando gli interventi sulle condizioni meteo reali: anticipando i trattamenti nelle fasi piovose e allungando gli intervalli nei periodi asciutti.

La corretta calendarizzazione degli interventi è determinante per l’efficacia della difesa. I periodi critici coincidono con le fasi fenologiche più sensibili della vite.

Germogliamento (BBCH 11-13): Primo trattamento preventivo alla comparsa delle prime foglie. L’obiettivo è proteggere la vegetazione dalle infezioni primarie nel caso in cui vengano soddisfatte le condizioni predisponenti, utilizzando prodotti di copertura (folpet nelle situazioni più critiche, rame in situazioni normali).

Pre-fioritura (BBCH 55-57): Fase critica per la protezione dell’infiorescenza. Trattamento obbligatorio con prodotti curativo-preventivi. Intervallo tra trattamenti da ridurre a 7-10 giorni in condizioni di rischio elevato e non attendere la comparsa dei sintomi per eseguire la distribuzione.

Fioritura e allegagione (BBCH 65-71): Momento più critico dell’intera stagione: protezione totale del grappolo durante l’allegagione. Prodotti endoterapici o translaminari in rotazione. Se si verificano infezioni in questa fase, le perdite sono irrecuperabili. Intervallo ridotto a 7 giorni con piogge frequenti.

Accrescimento degli acini (BBCH 73-79): Continuare la copertura sino alla chiusura del grappolo. Dopo BBCH 79 (acini che si toccano), la suscettibilità diminuisce progressivamente ma non si annulla. Intervallo trattamenti 10-14 giorni, monitorando attentamente le condizioni meteo.

Invaiatura (BBCH 81-85): dopo l’invaiatura la difesa può essere sospesa in annate particolarmente calde e asciutte. In situazioni ad alto rischio, è consigliabile mantenere la copertura tramite prodotti di contatto.

Di seguito una tabella con i principi attivi impiegabili nella difesa contro Peronospora, ricordando sempre di rispettare le indicazioni presenti in etichetta: numero massimo di trattamenti, intervallo tra i trattamenti, dosaggi e intervallo di sicurezza dalla raccolta. Inoltre, per le aziende che aderiscono a misure agroambientali (S.Q.N.P.I.) è necessario rispettare le limitazioni indicate dai disciplinari forniti dalla regione di appartenenza. Il codice FRAC indica il meccanismo d’azione dei principi attivi.

Sostanze AttiveFrac codeRischio resistenzaNote
Prodotti rameici M1BassoBase della difesa; max 4 kg Cu/ha/anno; ammessi in BIO
CerevisaneP06NC 
Olio essenziale di arancioNCNCAzione di contatto; ammesso in BIO; persistenza limitata
LaminarinaP04NC 
Fosetil AlP07 (33)BassoDoppia azione diretta e induttrice delle difese. Sistemici.
Fosfonato di potassio
Fosfonato di disodio
DithianonM09BassoMulti-sito; basso rischio resistenza; buona persistenza
FolpetM04Basso
Fluazinam29BassoBuona efficacia; max 2 applicazioni/anno.
Pyraclostrobin11AltoMax 2 trattamenti/anno; sempre in miscela con multi-sito
Cimoxanil27Basso-MedioSempre in miscela
Iprovalicarb40Basso-MedioTranslaminare; buona efficacia sui grappoli.
Mandipropamide
Valifenalate
Benalaxil-M4AltoEsclusivamente in miscela con prodotti di copertura multi-sito.
Metalaxil  
Metalaxil-M
Zoxamide22Basso-MedioAzione specifica sulle zoospore; buona persistenza
Fluopicolide43AltoAzione specifica sulle zoospore; buona persistenza
Cyazofamide21AltoInibizione della respirazione mitocondriale; non applicare consecutivamente tra loro
Amisulbrom
Ametoctradina45Medio-AltoMeccanismo distinto dalle strobilurine; ottimo in rotazione con FRAC 40 e FRAC 4
Oxathiapiprolin49Medio-AltoMolecola più recente; meccanismo d’azione unico; riservare per momenti di massima criticità per preservarne l’efficacia nel tempo