Negli ultimi anni la gestione della chioma è tornata al centro dell’attenzione nella viticoltura di qualità. Accanto alle tecniche più diffuse, alcune pratiche tradizionali vengono oggi rivalutate alla luce delle nuove conoscenze sulla fisiologia della vite e dei risultati della ricerca scientifica.
Tra queste vi è l’accapannatura, una tecnica che consiste nel piegare i germogli anziché cimare la vegetazione. L’obiettivo è contenere lo sviluppo della chioma senza interrompere l’attività dell’apice vegetativo, limitando così alcune delle risposte compensative tipiche della cimatura meccanica.
Che cos’è l’accapannatura
L’accapannatura è un’operazione di gestione della chioma che consiste nel piegare i germogli e nell’arrotolarli o coricarli orizzontalmente lungo il filo superiore della spalliera, anziché reciderli. In questo modo il germoglio rimane integro nella sua intera lunghezza: l’apice vegetativo non viene eliminato, ma semplicemente riposizionato.
L’operazione viene eseguita quando i germogli superano l’ultimo filo di contenimento della spalliera, in genere a partire dalla fioritura-allegagione e poi in uno o più passaggi successivi secondo il ritmo di crescita della stagione.
A differenza della cimatura, è necessariamente manuale e non meccanizzabile. Richiede quindi un maggiore impiego di manodopera per ettaro rispetto al taglio meccanico, fattore che deve essere valutato attentamente nel contesto economico aziendale.
Quando è indicata
L’accapannatura non è riservata a vigneti poco vigorosi: si applica efficacemente anche, e soprattutto, in presenza di vigoria elevata, proprio perché il mantenimento dell’apice vegetativo esercita un effetto frenante sulla crescita laterale, senza innescare la risposta compensativa tipica causata dalla cimatura.
Si adatta particolarmente bene a varietà a grappolo compatto e suscettibili al marciume grigio, e a contesti di viticoltura di qualità dove si privilegia la gestione manuale e personalizzata della chioma.
Uno sguardo alla letteratura internazionale
La pratica dell’accapannatura è nota nella letteratura anglosassone come shoot wrapping (quando il germoglio viene arrotolato lungo il filo) o shoot tucking (quando il germoglio viene semplicemente piegato lungo il filo). Negli ultimi anni ha attirato crescente attenzione da parte della ricerca viticola internazionale, che ne ha studiato gli effetti in modo sistematico confrontandola con la cimatura convenzionale. I risultati convergono su tre ambiti principali.
Riduzione della compattezza del grappolo. Studi su Pinot gris (Molitor et al., 2015, citato in HortScience 2021) e su Riesling (Ye, Wang & Li, Scientific Reports 2022) hanno dimostrato che lo shoot wrapping determina un allungamento del rachide rispetto alla cimatura, con conseguente riduzione della compattezza degli acini. Un grappolo meno compatto è più arieggiato e meno suscettibile a marciume da Botrytis cinerea. Una possibile spiegazione, proposta dagli autori, è di tipo sink-source: la cimatura stimola la rapida emissione di femminelle vigorose che competono con i grappoli per i carboidrati, accorciando il rachide; l’accapannatura, non provocando questo rimbalzo vegetativo, lascia più risorse disponibili per l’allungamento del rachide stesso.
Contenimento delle femminelle. France et al. (2018, citato in HortScience 2021) hanno rilevato circa sei femminelle in meno per vite con la tecnica dell’accapannatura rispetto alla cimatura convenzionale. Lo studio quadriennale di Logan et al. (HortScience, 2021) su Cabernet franc, condotto esplicitamente su vigneti con vigoria eccessiva, ha confermato riduzioni fino al 56% nel numero di femminelle nella zona del frutto con lo shoot wrap, e fino al 33% con lo shoot tuck. Il meccanismo fisiologico alla base è la dominanza apicale: il germoglio piegato mantiene l’apice intatto, che continua a produrre auxine inibendo la crescita laterale. Il taglio, invece, elimina questa inibizione.
Va segnalato che la letteratura scientifica sull’accapannatura come sostituto completo della cimatura è ancora limitata rispetto alla mole di studi sulla gestione convenzionale della chioma. Alcuni risultati, in particolare sulla compattezza del grappolo, non si sono dimostrati uniformemente consistenti tra annate e varietà diverse (Ye et al., 2022). La ricerca è in corso e le indicazioni disponibili, pur promettenti, richiedono ulteriore verifica su scala più ampia e in ambienti pedoclimatici diversificati.
L’interesse crescente verso l’accapannatura conferma come la gestione della chioma non possa essere ridotta a un semplice intervento meccanico, ma debba essere interpretata come parte integrante dell’equilibrio fisiologico della vite.
Nei contesti più adatti, questa tecnica può rappresentare una valida alternativa alla cimatura tradizionale, contribuendo a una gestione meno invasiva della vegetazione e a un migliore equilibrio vegeto-produttivo del vigneto.