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Bollettino agrometeo vite febbraio n.1 / 2026

anto
Febbraio 11, 2026
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Bollettino agrometeo vite n.1 / 2026

Inquadramento meteo gennaio 2026

Gennaio ha mantenuto un’impronta pienamente invernale, soprattutto nelle temperature massime, spesso contenute. Prendendo in considerazione la media storica del periodo 1991-2020 e confrontandolo con i dati della stazione meteo di Ghedi, la prima decade del mese presenta un’anomalia di -2,4° favorita da giornate e notti serene; la seconda e la terza decade presentano rispettivamente delle anomalie di +1,7° e +1,5° influenzate da una maggior presenza di giornate nuvolose e frequenti precipitazioni piovose. Il mese di gennaio nel complesso presenta un’anomalia di +0,3°.

Questa combinazione è coerente con un mese caratterizzato da frequenti situazioni di inversione termica e da giornate spesso fredde, non consentendo l’incremento delle temperature massime e limitando l’accumulo di calore anche quando le notti prive di temperature rigide. In pianura si contano inoltre dieci giorni con valori sotto lo zero, segnale utile per inquadrare un mese comunque capace di garantire diverse gelate. Il clima registrato è nel complesso favorevole a un riposo vegetativo ben impostato: la vite resta stabilmente in dormienza e accumula “freddo utile”, riducendo la probabilità di un risveglio anticipato

Considerando i dati delle stazioni meteo della fascia viticola bresciana e gardesana, il mese mostra medie termiche simili, con escursioni legate a microclima locale, inversioni e influenza lacustre. Le precipitazioni risultano distribuite principalmente nella decade finale di gennaio, con cumulati fra 35 e 59 mm, coerenti con una maggiore efficacia delle fasi di perturbazione che hanno colpito il nord Italia.

La potatura

Nel bimestre gennaio–febbraio la priorità operativa è il completamento della potatura secca, attività che richiede una pianificazione accurata per evitare interventi a ridosso del risveglio vegetativo (pianto) e per garantire uniformità di esecuzione. La potatura rappresenta una leva agronomica centrale perché, attraverso la regolazione del carico di gemme, consente di modulare la vigoria dei germogli, l’equilibrio vegeto-produttivo e, indirettamente, la dimensione e l’omogeneità dei grappoli. La qualità del lavoro dipende in modo determinante dalla competenza degli operatori, dalla capacità di lettura della pianta e dalla coerenza con gli obiettivi produttivi aziendali.

Nei nuovi impianti è fondamentale valutare la vigoria della barbatella: in condizioni di sviluppo ridotto è opportuno adottare una potatura prudente, limitando a due gemme per favorire l’emissione di germogli più vigorosi e idonei alla corretta impostazione della struttura di allevamento (portandoli poi in prossimità della banchina).

Mal dell’esca e dendrochirurgia

Il mal dell’esca è una grave malattia fungina del legno della vite, causata da un complesso di patogeni (tra cui Phaeomoniella chlamydospora e Fomitiporia mediterranea) che infettano i tessuti, ostruendo i vasi linfatici. Si manifesta con necrosi fogliari “tigrate”, disseccamento dei grappoli e, nei casi gravi, con il “colpo apoplettico” (morte improvvisa). Esiste una pratica che permette di curare o alleviare i sintomi evitando la sostituzione della vite, molto utile se il vigneto in questione è un impianto di età considerevole.

La dendrochirurgia o curetage, consiste nella rimozione del legno infetto rimuovendo il legno infetto tramite motoseghe. È un’operazione invasiva che può interessare buona parte del cordone permanente e può essere svolta dal personale aziendale a seguito di formazione.Immagine che contiene aria aperta, persona, erba, pianta

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Presso un’azienda cliente abbiamo svolto un’analisi post-intervento su un vigneto di Cabernet Sauvignon che ha dato riscontro positivo come evidenziato dall’articolo pubblicato sul nostro sito.

Consiglio dell’Agronomo

Durante la potatura della vite è importante osservare la regola del legno di rispetto, soprattutto per i tagli eseguiti su legno di due o più anni e per quelli di diametro elevato. A differenza del legno di un anno, dove la capacità di cicatrizzazione è buona, la vite, su legno di due anni o più, non è in grado di rimarginare e produce un’area devitalizzata chiamata cono di disseccamento, su cui possono istaurarsi carie e dove il flusso linfatico risulta molto difficoltoso.

Mantenere il legno di rispetto permette di non intaccare il flusso linfatico e la vitalità delle gemme limitrofe.

Manutenzione del vigneto

La stagione invernale è il momento ideale per verificare e ripristinare la struttura di sostegno del vigneto. La manutenzione deve riguardare le strutture portanti (testate e pali) sostituendo quelle rotte e ripristinando la verticalità di quelle inclinate.

È poi necessario tirate gli ancoraggi e i fili per consentire un adeguato supporto della vegetazione.

Anche tutori e legacci necessitano controlli: nei nuovi impianti è opportuno che i tutori siano stabili e non lesionati, che non ci siano sfregamenti sul fusto e che le legature siano elastiche e non strozzanti.

Un vigneto “in squadra” in inverno riduce rotture e danni meccanici durante la stagione, migliora la qualità dei lavori e aumenta la sicurezza e la velocità delle operazioni in campo.

Piani di concimazione

Impostare un piano di concimazione, permette di calibrare gli apporti nutrizionali in base alle produzioni ed alla condizione vegetativa della stagione precedente, degli obiettivi produttivi ed enologici.

Per un piano di concimazione corretto è necessario avere a disposizione analisi del suolo recenti, utili per conoscere dotazione di sostanza organica, pH, calcare, tessitura e disponibilità dei principali elementi nutritivi: sono informazioni decisive per capire le disponibilità, evitando così di apportare nutrienti già presenti o per prevenire carenze.

Integrare il piano di concimazione con mappe di vigoria (NDVI/biomassa) aumenta in modo significativo l’efficacia dell’intervento, poiché il vigneto presenta spesso elevata eterogeneità intra-parcellare. L’applicazione di una concimazione a dose uniforme comporta infatti il rischio di sovra-apporto nelle aree già ad alta vigoria e, al contrario, di sotto-dosaggio nelle zone a vigoria ridotta.

L’utilizzo delle mappe consente di delimitare unità di gestione omogenee (zone management) e impostare una concimazione a rateo variabile, differenziando sia dosi sia tipologia di fertilizzanti. Ad esempio, nelle aree a bassa vigoria può essere opportuno privilegiare ammendanti e matrici organiche per migliorare struttura, capacità di scambio cationico e dotazione di sostanza organica, mentre nelle zone ad alta vigoria è consigliabile ridurre gli apporti, limitando in particolare gli elementi che favoriscono un eccesso di crescita vegetativa.

In questo modo la concimazione diventa uno strumento agronomico mirato a ridurre la variabilità vegeto-produttiva, favorire l’uniformazione del vigneto e rendere la gestione della chioma e della produzione più stabile, prevedibile e controllabile nel corso dell’annata.

Controllo delle infestanti

La difesa integrata è obbligatoria dal 01/01/2014, chi aderisce all’operazione SRA 01 – SQNPI è tenuto a seguire un livello più avanzato di difesa integrata, facendo riferimento ai disciplinari di produzione integrata. Di seguito riportiamo l’estratto del disciplinare Regione Lombardia 2025, in vigore fino alla pubblicazione della versione 2026, per quanto riguarda le possibilità di diserbo.

Ricordiamo, infatti, che non sono ammessi interventi chimici nelle interfile e il diserbo deve essere localizzato solo in bande lungo la fila. La larghezza della banda non deve superare il 30% della superficie per il glifosate e per i prodotti residuali (clomazone, oxifluorfen, pendimetalin, diflufenican, propizamide). Per tutte le altre sostanze attive la superficie massima diserbabile non può superare il 50% (salvo indicazioni più restrittive in etichetta). Nel caso in cui la fila risulti pulita da infestanti è possibile procedere utilizzando solamente prodotti residuali, nel caso contrario integrare con basso dosaggio di glifosate (0,3 L/ha). Prestare attenzione alle barbatelle, utilizzando prodotti che non interferiscano con esse.

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