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BOTRITE: gestire il patogeno o il vigneto?

Tra le malattie della vite la botrite è quella dell’ultimo miglio… colpisce, soprattutto, quando si è in vista del traguardo.

Si tratta di un fungo, Botrytis cinerea, che interessa prevalentemente i vigneti vigorosi e con forme di allevamento e sesti d’impianto che riducono l’arieggiamento e la penetrazione della luce.

Le prime infezioni del patogeno, come visibile dalle immagini allegate, si possono sviluppare sulle foglie e sui grappolini, in special modo quando sono ancora teneri, in corrispondenza di periodi ad elevata piovosità o con umidità e bagnature prolungate della vegetazione.

Le infezioni principali si riscontrano sui grappoli: le condizioni predisponenti sono bagnature fogliari di almeno 15 ore con temperature medie superiori ai 15°, oltre che la presenza di grappoli compatti, di residui fiorali nel grappolo e di lesioni, determinate da infestazioni di tignola o grandine, sulla buccia. Anche il rigonfiamento improvviso ed esagerato degli acini può determinare rotture in cui il patogeno si sviluppa.

Le varietà più suscettibili risultano quelle a grappolo compatto, come Pinot, Barbera e Schiava.

In generale si può affermare che le principali attività da mettere in atto sono di tipo agronomico, poiché la difesa chimica non è risolutiva se non accompagnata da idonee azioni gestionali.

Una corretta conduzione del vigneto è in grado di contenere efficacemente i problemi di botrite, riducendoli al minimo: è quindi necessario mettere in atto le azioni che consentono di avere un vigneto equilibrato, limitando la vigoria, e di aumentare l’arieggiamento nella zona del grappolo.

Nella fase delle scelte di impianto è opportuno scegliere un portainnesto adeguato alla fertilità dei suoli, per evitare l’eccessiva vigoria con la conseguente rigogliosa crescita dei tralci e della vegetazione unita ad affastellamenti e minore circolazione d’aria.

In terreni molto fertili è conveniente gestire il suolo mediante inerbimento dell’interfilare, per ridurre la vigoria delle piante in conseguenza alla competizione idrica e nutrizionale. Peraltro, nei momenti con condizioni favorevoli al patogeno è necessario tenere gli inerbimenti ben trinciati, per ridurre gli accumuli di umidità, soprattutto con forme di allevamento a spalliera bassa (guyot, cordone speronato, archetto).

Sono da evitare l’eccesso di concimazione azotata e di irrigazione che portano ad avere piante vigorose con molta vegetazione che limita l’arieggiamento del grappolo ed un microclima più umido ed ombroso.

Fondamentali sono le operazioni in verde che consentono di ridurre gli affastellamenti di vegetazione e che favoriscono l’arieggiamento dei grappoli come ad esempio la pettinatura, i diradamenti, le scacchiature, le cimature, le sfemminellature e le sfogliature.

Come anticipato è necessario porre particolare attenzione al controllo di oidio e tignola, poiché le lesioni alla buccia di questi patogeni favoriscono le infezioni botritiche.

Nel caso di varietà a buccia sottile è possibile effettuare concimazioni fogliari a base di calcio per favorire l’indurimento e l’inspessimento dei tessuti.

Ai fini della difesa chimica i protocolli di difesa (anni ‘70) prevedevano 4 interventi: fine fioritura, pre-chiusura grappolo, invaiatura, pre-raccolta. Questa pianificazione è oramai superata, per via dell’inefficacia di alcuni interventi e dalla necessità di contenere i costi.

Infatti, pur trattandosi di un fungo che evidenzia il suo effetto in prossimità della raccolta, la difesa deve cominciare molto tempo prima, per il fatto che nella maggior parte dei casi l’infezione si sviluppa dall’interno del grappolo, per cui i trattamenti in invaiatura/pre-raccolta sono poco efficaci a causa dell’impossibilità di colpire il patogeno per la compattezza del frutto.

Le moderne strategie di difesa prevedono un trattamento antibotritico principale posizionato tra la fine fioritura e la pre-chiusura del grappolo, in modo da limitare lo sviluppo del patogeno sui residui fiorali o altri tessuti morti/in decomposizione all’interno del grappolo

In questa fase è più opportuno impiegare sostanze attive dotate di attività citotropico-translaminare, in grado di redistribuirsi parzialmente nei tessuti.

Nei vigneti più soggetti al patogeno è possibile, tra la pre-fioritura e la pre-chiusura grappolo, utilizzare per la difesa antiperonosporica le sostanze con attività contro la botrite come ad esempio rame, folpet o zoxamide.

Altri interventi vanno valutati in funzione delle condizioni vegeto produttive dei vigneti e dell’andamento climatico.

Secondo il disciplinare di produzione integrata 2022 di Regione Lombardia, a prescindere dagli interventi con prodotti biologici e terpeni, sono consentiti massimo 2 interventi all’anno contro tale avversità.

La tabella seguente riporta i vari principi attivi per il contenimento della botrite:

uso convenzionale

Principi attiviFrac codeRischio resistenzaLimite singola s.a.Limite per gruppo di s.a.
Pyrimethanil9medio1 -2
Cyprodinil9medio1 -2Massimo 1 intervento con Cyprodinil e Fludioxonil da soli o formulati insieme.
Fludioxonil12basso-medio1-1
Fenexamid17basso-medio2
Fenpyrazamine17basso-medio1
Boscalid7medio-alto1Massimo 2 interventi con SDHI (Boscalid e Fluxapyroxad).
Isofetamid7medio-alto1
Fluazinam29basso24 tra Dithianon, Folpet e Fluazinam. Fluazinam massimo 3 complessivi.

uso biologico

Principi attiviFrac codeRischio resistenzaLimite singola s.a.Limite per gruppo di s.a.
Aureobasidium pullulansNCNC
CerevisaneP06NC
Pythium oligandrum ceppo M1NCNC
Bacillus amyloliquefaciensBM02NC2Registrato anche su marciume acido.
Bacillus subtilisBM02NC4Consigliato in pre-raccolta anche con infezioni in atto, assicurando una buona bagnatura del grappolo.
Trichoderma atroviride SC1BM02NC
Metschnikowia fructicolaNCNC
Saccharomyces cerevisieaeBM02NC
Eugenolo + Geraniolo + Timolo46NC4Terpeni
Bicarbonato di potassioNCNC6

Sostanze attive per la lotta convenzionale

Pyrimethanil: si tratta di un principio attivo storico per il controllo di botrite. Agisce per contatto con capacità translaminare, impedendo lo sviluppo del patogeno e bloccandone la capacità di produrre gli enzimi utili all’infezione. In una strategia antiresistenza deve essere usato 1 volta l’anno tenendo conto anche dell’intervallo di sicurezza di 21 giorni. Presenta lo stesso meccanismo d’azione del Cyprodinil (Frac Code 9), pertanto suggeriamo di impiegare solamente uno dei due principi attivi. “Scala” il nome di uno dei formulati commerciali più noti a base di pyrimethanil.

Fludioxonil + Cyprodinil: il primo esplica la sua azione essenzialmente per contatto, bloccando la formazione dell’appressorio o la crescita del micelio entro le cellule. Il secondo è in grado di fissarsi nello strato ceroso ed è quindi resistente al dilavamento. La sua azione si manifesta bloccando la germinazione delle spore o la crescita del tubetto germinativo: per questo esplica la sua massima efficacia se utilizzato preventivamente. La miscela con fludioxonil ne limita la possibile insorgenza di resistenze, ma è comunque utilizzabile una sola volta nei disciplinari di produzione integrata. L’intervallo di sicurezza è di 21 giorni. “Switch” il nome di uno dei formulati commerciali più noti a base di fludioxonil + cyprodinil.

Fenexamide: è un SBI (Inibitore biosintesi steroli di classe III, inibisce la Ketoreduttasi, appartiene al gruppo hydroxyanilides). Fungicida che agisce essenzialmente per contatto dopo essersi fissato alle cere ed è utilizzabile 2 volte l’anno, anche se in ottica gestione resistenze consigliamo un solo impiego. Esplica la sua azione bloccando la germinazione delle spore o la crescita del tubetto germinativo. L’intervallo di sicurezza è di 7 giorni. Presenta lo stesso meccanismo d’azione della Fenpyrazamine (Frac Code 17), pertanto suggeriamo di impiegare solamente uno dei due principi attivi. “Teldor” il nome di uno dei formulati commerciali più noti a base di fenexamide.

Fenpyrazamine: è un SBI (Inibitore biosintesi steroli di classe III, inibisce la Ketoreduttasi, appartiene al gruppo amino-pyrazolinone). Principio attivo di recente introduzione caratterizzato da attività translaminare che agisce attraverso l’inibizione della crescita miceliare, della formazione di spore sulle lesioni, dell’allungamento del tubo germinativo. Può essere utilizzato un’unica volta per stagione con intervallo di sicurezza di 14 giorni. “Prolectus” il nome di uno dei formulati commerciali più noti a base di fenpyrazamine.

Boscalid: si tratta di fungicida inibitore della succinato deidrogenasi (SDHI). Agisce inibendo la germinazione delle spore, l’allungamento del tubulo germinativo, la crescita del micelio e la sporulazione. Nella pianta è assorbito dalle foglie e trasportato per via translaminare attraverso i tessuti fino a raggiungere la lamina opposta e nel corso di questo processo una parte della sostanza attiva raggiunge la circolazione linfatica seguendo un andamento acropeto fino a raggiungere l’apice ed i margini fogliari. È in grado di controllare efficacemente anche oidio. Può essere utilizzato un‘unica volta per stagione ed è consigliato per gli interventi in pre-chiusura grappolo. Ha un intervallo di sicurezza di 28 giorni. “Signum” il nome di uno dei formulati commerciali più noti a base di boscalid.

Isofetamide: la sostanza attiva esercita la sua azione inibendo la Succinato Deidrogenasi (SDH), enzima chiave del ciclo di Krebs e della catena di respirazione mitocondriale. L’inibizione di tale enzima influisce sul processo di produzione dell’energia (ATP). La sostanza attiva è translaminare, esplicando la sua attività nelle due ore successive all’intervento. È attiva su tutti gli stadi del ciclo biologico del patogeno: germinazione delle spore, crescita del tubetto germinativo, sviluppo del micelio e sporulazione. 3 i prodotti sul mercato registrati sulla vite (Kenja, Zenby e Kryor), con dosaggio 1,5 litri/ettaro, un solo intervento annuo e 21 giorni di intervallo di sicurezza.

Fluazinam: è un principio attivo multi-sito ed è classificato tra le sostanze a basso rischio di resistenza. Agisce per contatto legandosi saldamente alle cere dell’epidermide. Sono ammessi al massimo 2 trattamenti con questo principio attivo, e 4 complessivi per il gruppo di sostanze attive (Dithianon e Folpet) indipendentemente dall’avversità. L’intervallo di sicurezza è di 28 giorni. “ZIgnal” il nome di uno dei formulati commerciali più noti a base di fluazinam.

Sostanze attive per la lotta biologica

Aureobasidium pullulans: si tratta di un fungo che agisce occupando fisicamente le microlesioni presenti sull’epidermide degli acini in via di crescita o sviluppati. Si utilizza come gli altri fungicidi nei classici interventi di pre-chiusura grappolo, invaiatura o preraccolta. Trattandosi di un organismo vivente deve essere messo nelle migliori condizioni per agire e pertanto è meglio distribuirlo nelle ore più fresche della giornata. È molto resistente alla siccità ed alla luce, per cui è in grado di riattivarsi ed agire non appena le condizioni si rendono più favorevoli. Botector New è l’unico formulato commerciale registrato su vite, con dosaggio da 0,4 a 1 kg/ha e massimo 4 applicazioni annuali. Nessun intervallo di sicurezza.

Cerevisane: la sostanza è classificata a basso rischio e deriva dalla frazione inerte del lievito Saccharomyces cerevisiae. È sistemica e possiede un’elevata attività di stimolo della produzione di composti fenolici e nell’attivazione del metabolismo ossidativo, elicitando le difese naturali della pianta. Va applicata preventivamente ed è multi-target, possedendo attività anche nei confronti di oidio e botrite e va a migliorare la strategia di difesa complessiva se abbinato a prodotti cuprici. Romeo e Actileaf gli unici due prodotti registrati su vite con dosaggio di 250 grammi/ettaro, con intervallo minimo di ripetizione di 7 giorni e massimo 10 impieghi. Nessun intervallo di sicurezza da rispettare.

Phytium oligandrum Ceppo M1: oomicete presente naturalmente nel suolo che, penetrando nei tessuti dei funghi dannosi e grazie alla produzione di enzimi idrolitici, ne provoca la decomposizione delle cellule. Inoltre colonizza il terreno, i tessuti vegetali e le radici delle colture sul quale è stato applicato sottraendo substrato vitale ai patogeni. I metaboliti prodotti durante la sua crescita stimolano la produzione di barriere biochimiche e morfologiche nei tessuti vegetali. Polyversum il nome dell’unico prodotto, che ha un dosaggio di 100-300 g/ha, massimo 4 interventi, con intervallo minimo di 5 giorni. Non possiede intervallo di sicurezza.

Bacillus subtilis e Bacillus amyloliquefaciens: si tratta di un microrganismi che competono con altri microrganismi per le fonti nutritive e lo spazio. Sono in grado di secernere alcune sostanze che gli consentono inibire lo sviluppo dei competitori e di proteggere la nicchia ecologica (attività fungistatica), di sottrarre agli altri microrganismi le fonti nutritive o di eliminarli direttamente, utilizzandoli come fonte di cibo. Diversi ceppi di B. amyloliquefaciens sono inoltre conosciuti per la loro capacità di indurre nelle piante la resistenza sistemica all’attacco da parte dei patogeni. Svariati i prodotti commerciali sul mercato.

Trichoderma atroviride SC1: questa specie di tricoderma è rapida nel colonizzare i substrati legnosi come le ferite di potatura, ma anche foglie e grappoli impedendo l’insediamento dei patogeni attraverso la competizione per lo spazio e i nutrienti. Mediante la produzione di enzimi litici possiede anche attività antagonista. Unico prodotto commerciale “Vintec”, dosaggio 0,2 Kg/ha, con 2-4 interventi a partire dall’80%di fioritura. Nessun intervallo di sicurezza.

Metschnikowia fructicola: lievito antagonista cheagisce mediante soppressione preventiva delle malattie attraverso la competizione per le sostanze nutritive e lo spazio. Il lievito cresce rapidamente e assorbe le sostanze nutritive altrimenti disponibili per i patogeni, creando anche un biofilm protettivo naturale sulla superficie del frutto formata da capsule di polisaccaridi extracellulari che ne favoriscono l’adesione. Unico prodotto commerciale “Noli”, dosaggio 2 Kg/ha.

Saccharomyces cerevisieae: unico prodotto commerciale “Swoosh”, dosaggio 2,5 Kg/ha, massimo 6 applicazioni, intervallate da minimo 7 giorni di distanza. Senza giorni di carenza. È a base di Saccharomyces vcerevisieae vitale, che agisce come antagonista, occupando lo spazio e sottraendolo ai patogeni. Si sviluppa rapidamente e colonizza velocemente le ferite. Non presenta impatti sulla vinificazione.

Eugenolo + Geraniolo + Timolo:nuovi principi attivi appartenenti ai terpeni, sostanze prodotte naturalmente dal metabolismo secondario della pianta. Agiscono sulla germinazione delle spore, su appressorio, promicelio e sulla crescita dell’ifa con azione diretta sulle pareti, le membrane e gli organi cellulari. Sono lipofili, quindi lisano i lipidi con fuoriuscita delle sostanze cellulari, provocando la morte cellulare. Per queste 3 sostanze è stata proposta la classificazione nel gruppo F7 e FRAC CODE 46. L’etichetta e il disciplinare indicano un massimo di 4 applicazioni. 3LOGY e Andromeda i nomi dei prodotti registrati su vite, si impiegano ad un dosaggio di 4 L/ha, con intervallo minimo tra i trattamenti di 7 giorni. L’intervallo di sicurezza è di 3 giorni.

Bicarbonato di potassio: sono 3 i prodotti esistenti e ammessi su vite (Armicarb 85, Karma 85 e Vitikappa). I primi due sono registrati sia per oidio che per botrite, Vitikappa solamente per oidio. Per i primi due è possibile effettuare massimo 8 applicazioni al dosaggio di 5 kg ettaro, intervenendo ogni 7-10 giorni. Questi due prodotti presentano 1 giorno di intervallo di sicurezza. Vitikappa è impiegabile al massimo 6 volte, al dosaggio massimo di 6 kg ettaro, con intervallo minimo tra un’applicazione e l’altra di 3 giorni. Vitikappa non presenta intervallo di sicurezza. L’azione del bicarbonato è per lo più di tipo fisico. L’innalzamento del pH, l’alterazione della pressione osmotica e l’aumento della permeabilità della membrana provocano il collasso del micelio. L’azione si esplica anche sulla vitalità delle spore. Il prodotto agisce per contatto è quindi richiesta una buona copertura e viene suggerito un suo impiego in combinazione o alternanza con altri principi attivi per evitare fenomeni di resistenza. Discrete bagnature fogliari e livelli di umidità rendono il prodotto più attivo in quanto la presenza di acqua dissocia lo ione idrogenocarbonato (la parte attiva) dal potassio.