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GESTIONE INFESTANTI NEL VIGNETO

Massimiliano Perazzoli
Aprile 03, 2026
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GESTIONE INFESTANTI IN VIGNETO IN PRIMAVERA

Il controllo delle infestanti è una delle pratiche fondamentali per garantire il corretto sviluppo del vigneto e la qualità della produzione. Le malerbe competono con la vite per acqua, nutrienti e, nei nuovi impianti, per la luce; alcune specie possono inoltre ospitare parassiti pericolosi, come Convolvolo e Morella, che fungono da piante serbatoio per Hyalesthes obsoletus, vettore del legno nero.

Strategie di gestione

Le strategie disponibili possono essere combinate tra loro in funzione delle infestanti presenti e delle condizioni operative.

Lavorazioni meccaniche

Gli attrezzi che ribaltano la fetta di terreno garantiscono maggiore efficacia, a fronte di tempi di lavoro più elevati; quelli a lavorazione superficiale sono meno efficaci su suoli umidi e vanno impiegati nelle prime fasi di sviluppo delle infestanti. Una sequenza operativa standard prevede una rincalzatura autunnale, una scalzatura primaverile e 2–3 lavorazioni successive in base all’andamento stagionale. Anche la spollonatrice può contribuire alla pulizia della fila. Le lavorazioni meccaniche possono causare danni alle radici superficiali, al colletto o al fusto della vite.

Pirodiserbo e tecniche termiche

Il pirodiserbo utilizza la fiamma diretta o il calore radiante (infrarossi) per distruggere le infestanti mediante shock termico, senza ricorrere a prodotti chimici. È particolarmente indicato nei vigneti biologici e in quei contesti in cui l’uso di erbicidi è limitato o vietato. L’intervento va eseguito quando le infestanti sono ancora nelle prime fasi di sviluppo (1–4 foglie): in questa fase la morte avviene per coagulazione delle proteine cellulari, anche se le piante appaiono verdi subito dopo il trattamento. Sulle graminacee, dotate di gemma apicale protetta, l’efficacia è inferiore rispetto alle dicotiledoni. Prestare attenzione alla protezione del fusto e dei tralci giovani della vite durante il passaggio; attrezzature dotate di schermi laterali riducono il rischio di scottature. La tecnica a vapore o acqua calda ad alta pressione rappresenta un’alternativa più delicata per la vite, con buona efficacia sulle infestanti annuali. Si tratta di strumenti efficaci ma con tempi e costi operativi elevati.

Pacciamature sulla fila e inerbimento

La pacciamatura con materiali naturali o con specie vegetali vive rappresenta una soluzione compatibile con la viticoltura sostenibile e biologica, in grado di sopprimere le infestanti, migliorare la struttura del suolo e incrementare la sostanza organica. I principali materiali naturali impiegabili sulla fila sono: paglia di cereali (spessore minimo 10–12 cm), economica e di facile reperibilità ma con durata limitata a una stagione e possibile rischio di ospitare roditori; cippato di legno (spessore 8–10 cm), più duraturo, migliora la struttura del suolo con la decomposizione progressiva e riduce le fluttuazioni termiche. Le pacciamature vive si basano invece sulla semina di specie a bassa competitività e portamento prostrato direttamente sulla fila, un esempio è il Trifolium subterraneum varietà auto riseminante che dissecca nel periodo estivo, garantendo una copertura del terreno durante la su fase vegetativa e anche una volta disseccato. Richiedono una fase di insediamento assistita e ogni tre anni una trasemina per ricostituire una copertura adeguata. Qualunque tipo di pacciamatura non controlla le specie con organi di propagazione profondi (gramigna, convolvolo, sorghetta), che riescono a emergere attraverso lo strato: per queste è necessario abbinarla ad altri metodi di controllo.

L’adozione di un inerbimento selezionato nell’interfila permette di contenere le malerbe attraverso la competizione di specie a bassa aggressività verso la vite, garantendo allo stesso tempo una migliore portanza del terreno al passaggio dei mezzi e riducendo i fenomeni erosivi.

Diserbo chimico

Il diserbo chimico, salvo nei vigneti condotti con disciplinare biologico, consente una riduzione significativa dei costi rispetto alle lavorazioni meccaniche, in particolare delle ore lavoro per ettaro. Per ottenere i migliori risultati occorre monitorare le infestanti in campo, identificare correttamente le specie presenti e intervenire quando le piante sono ancora poco sviluppate, rispettando sempre le indicazioni e i dosaggi riportati in etichetta. Su infestanti adulte e molto sviluppate l’efficacia si riduce sensibilmente.

Per le specie annuali e biennali, che si riproducono esclusivamente per seme, sono molto efficaci gli erbicidi residuali (anti-germinello) a base di clomazone (dosa di 0,4-0,5 L/ha), flazasulfuron (dose 0,03-0,06 kg/ha), Oxyfluorfen (dose 0,9 L/ha di superficie effetivmente trattata), Pendimetalin (2,5-3 L/ha), Diflufenican (0,5-0,6 L/ha), Propizamyde (dose 1,875 L/ha), Isoxaben (dose 0,36-0,45 L/ha) che agiscono al momento della germinazione o allo stadio di plantula: la distribuzione preventiva su terreno nudo, massimizza l’efficacia. Ogni sostanza attiva ha peculiarità operative e infestanti target per cui l’uso va determinato in base alla composizione floristica (tabella in calce)

In alternativa, i diserbanti di contatto sono spesso risolutivi, poiché queste specie non dispongono di strutture sotterranee capaci di produrre nuovi germogli.

Per le specie perenni, che si propagano attraverso rizomi, stoloni, bulbi o radici profonde, è invece necessario ricorrere a erbicidi sistemici, in grado di traslocare fino agli organi sotterranei e devitalizzarli in profondità.

La necessità di ridurre l’utilizzo del glifosate per scelta aziendale, per vincoli normativi legati alle misure agroambientali o per la comparsa di resistenze in alcune specie, ha portato alla diffusione di molecole alternative con meccanismi d’azione diversi, tutte utilizzabili in applicazione localizzata sul sottofila.

Per il controllo delle dicotiledoni e delle graminacee in un unico intervento, il flazasulfuron (es. Keops) rappresenta l’alternativa sistemica più versatile: agisce sia per via fogliare che radicale e viene traslocato fino ai tessuti meristematici. Va impiegato ad anni alterni, non su terreni sabbiosi, preferibilmente in miscela con glifosate nel periodo inverno-inizio primavera; in caso di sostituzione totale del glifosate può essere abbinato ad altri erbicidi fogliari per completarne lo spettro d’azione.

Per il controllo selettivo delle sole graminacee, annuali e perenni, i graminicidi inibitori dell’ACCasi rappresentano la categoria di riferimento: fluazifop-p-butile (0,75-2 L/ha), clethodim (1-1,5 L/ha), propaquizafop (0,8-2 L/ha), quizalofop-p-etile (1-3 L/ha) e ciclossidim (1,5-5 L/ha) sono tutti sistemici fogliari che traslocano verso stoloni e rizomi, risultando efficaci anche su gramigna e sorghetta se applicati nella finestra ottimale (pianta tra i 20 e i 50 cm, in attiva vegetazione). Non controllano le dicotiledoni e vanno quindi abbinati ad altri prodotti in presenza di flora mista. Per il controllo di gramigna si consigliano diserbi autunnali, con glifosate a dose elevata, per favorire il flusso discendente dei fotosintetati tipico del periodo, utile a inattivare, almeno parzialmente i rizomi.

Per il controllo delle sole dicotiledoni perenni, incluso il convolvolo, l’MCPA (max 2 L/ha) rimane l’alternativa ormonico-sistemica di riferimento, ma richiede una distribuzione particolarmente accorta (assenza di polloni, barra schermata o ancor meglio spazzole) per evitare di danneggiare gravemente il vigneto.

Per le aziende aderenti a misure agroambientali, il disciplinare di produzione integrata della Regione Lombardia (versione 2025, valida in attesa della 2026) limita la distribuzione degli erbicidi alla sola fila: la larghezza della banda non deve superare il 30% della superficie per glifosate e prodotti residuali, il 50% per i restanti principi attivi. Rapportando il quantitativo ammesso di glifosate alla larghezza delle bande, il limite pratico corrisponde a 1,8 L/ha anno. Per le aziende che non aderiscono a misure agroambientali rimangono in vigore le limitazioni del PAR Regione Lombardia (D.g.r. n. XI/5836 del 29/12/2021, aggiornato con D.d.s. n. 2725 del 28/02/2025): per il glifosate l’utilizzo annuo è consentito al massimo sul 50% della SAU aziendale, con un quantitativo massimo di 4 L/ha su tale superficie.

Strategie di contenimento

Per le infestanti difficili da contenere come Convolvolo, Gramigna e Conyza il periodo autunnale (ottobre–inizio novembre) rappresenta una finestra d’intervento strategica. In questa fase i tassi di crescita rallentano, le attività metaboliche si riducono e i flussi linfatici diventano discendenti, favorendo la traslocazione degli erbicidi sistemici verso le radici con conseguente maggiore devitalizzazione. Un intervento autunnale con prodotto sistemico, completato da un secondo passaggio a fine inverno/inizio primavera, mostra in campo un’efficacia nettamente superiore rispetto al solo trattamento primaverile-estivo. Di seguito vengono analizzate le possibili strategie di intervento tramite erbicidi, consentiti dal disciplinare di produzione integrata di Regione Lombardia, di: Conyza, Gramigna, Convolvolo e Sorghetta.

Conyza canadensis e Conyza sumatrensis

La resistenza al glifosate rende necessario ricorrere a strumenti alternativi. Sul fronte dei residuali pre-emergenza, il principale presidio è clomazone 360 g/L: agisce inibendo la sintesi di clorofilla e carotenoidi nelle plantule in germinazione e la Conyza (Erigeron canadensis) è tra le specie sensibili censite in etichetta. Va applicato sul sottofila, alla dose di 0,40–0,50 L/ha, nelle due finestre stagionali corrispondenti alle principali emergenze: applicazione autunnale (settembre–ottobre) e inverno-primaverile (gennaio–marzo), con barre schermate e ugelli anti deriva. Per le piante già presenti allo stadio di rosetta, non controllabili dal residuale, è possibile utilizzare prodotti sistemici come il flazasulfuron 25% alla dose di  50 g/ha sulla fila: è efficace sia su dicotiledoni che graminacee e può essere impiegato in miscela con altri erbicidi per ampliare lo spettro. Abbinato a clomazone in un programma integrato, consente di colpire le emergenze sfuggite al residuale riducendo al contempo la pressione selettiva su un unico meccanismo d’azione. Considerando che Conyza non possiede sistemi di propagazione vegetativa, è possibile intervenire anche con delle lavorazioni meccaniche sulla fila per il contenimento delle giovani plantule.

Cynodon dactylon (Gramigna comune)

Il controllo tramite lavorazioni meccaniche non risulta molto efficace perché frammentando gli stoloni è possibile aumentare l’intensità dell’infestazione, per un maggiore successo è necessario utilizzare dei prodotti erbicidi sistemici. Il glifosate rimane il prodotto di riferimento per l’intervento autunnale sul sottofila, riducendone il vigore in modo più efficace rispetto ai trattamenti primaverili-estivi, durante i quali la gramigna ricaccia rapidamente vanificando l’effetto. Qualora si voglia ridurre l’impiego di Glifosate, utilizzandolo eventualmente in miscela, oppure sostituirlo, i graminicidi inibitori dell’ACCasi rappresentano la principale alternativa sistemica: Clethodim alla dose di 1-1,25 l/ha da distribuire quando la maggioranza dei germogli è alta 15-20 cm; Propaquizafop alla dose di 0,8-2 l/ha; Cycloxydim alla dose di 5 l/ha e con infestanti alte tra i 10-20 cm e Quizalofop-p-etile alla dose di 1-3 l/ha.

Convolvulus arvensis (Convolvolo)

Su questa dicotiledone trovano indicazione più principi attivi sistemici complementari, che possono essere utilizzati in alternativa al glifosate. MCPA è la sostanza attiva di riferimento per il controllo in post-emergenza del convolvolo. L’intervento deve essere eseguito in primavera, quando il convolvolo sviluppa la nuova vegetazione alla dose di 2 l/ha. Miscelare a MCPA, il flazasulfuron a 160 g/ha offre un’azione sistemica su dicotiledoni, utile quando si intende coprire contemporaneamente anche la componente graminacea. Effettuare un secondo intervento in autunno, sulle ricrescite tardive prima del riposo vegetativo, con glifosate che può essere abbinato ai prodotti precedentemente descritti.

Sorghum halepense (Sorghetta)

La capacità di rigenerazione tramite rizomi rende inutili le lavorazioni del terreno: il controllo si basa esclusivamente sugli erbicidi. L’intervento principale si fonda sui graminicidi in post-emergenza, quando la sorghetta è tra i 20 e i 50 cm di altezza. I principali prodotti disponibili, simili a quelli utilizzati per Gramigna, sono: fluazifop-p-butile alla dose di 2 l/ha, Clethodim alla dose di 1-1,25 l/ha da distribuire quando la maggioranza dei germogli è alta 15-20 cm, Cycloxydim alla dose di 5 l/ha e con infestanti alte tra i 10-20 cm e Quizalofop-p-etile alla dose di 1-3 l/ha. Effettuare 1–2 trattamenti per stagione (primavera e fine estate) per colpire sia le emergenze da seme sia i ricacci dai rizomi, alternando i prodotti tra le stagioni per prevenire resistenze. Come per Gramigna è possibile utilizzare il glifosate, o per uno dei due trattamenti o in miscela con gli altri prodotti.

Si riportano in seguito le malerbe controllate dalle varie sostanze attive:

Fonte: Informatore Agrario n.39/2015 + Integrazioni (da Penoxulam + Oryzalin) –                                         Rosso: nessun controllo – Giallo: mediamente controllato – Verde: controllato – Bianco: non specificato

Written By

Massimiliano Perazzoli

Sono Massimiliano Perazzoli e, data l’età anagrafica, sono il più esperto. Ho fatto un lungo percorso di studi in ambito agrario con un’attenzione alla viticoltura. Al termine del percorso di studi, dopo una breve parentesi, ho cominciato con la libera professione ed ho avuto la fortuna di poter partecipare alla fase di sviluppo dell’orticoltura da destinare alla produzione di IV gamma. Negli anni ho potuto occuparmi di certificazioni di filiera e di prodotto, qualifica dei fornitori, ma soprattutto di consulenza tecnica di campo. Oggi mi occupo, principalmente, della consulenza per la produzione di materie prime (Viticoltura e orticoltura protetta e di pieno campo, da destinare al consumo fresco I o IV gamma). All’interno dello studio coordino e verifico le attività dei colleghi per poter garantire il livello qualitativo delle prestazioni erogate.

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