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Oidio della vite

paolo
Maggio 25, 2026
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oidio foglie

L’oidio della vite, conosciuto anche come mal bianco, è da secoli la malattia fungina più temuta dai viticoltori di tutto il mondo. Introdotto accidentalmente in Europa dall’America del Nord intorno al 1845, il patogeno si diffuse rapidamente causando danni devastanti ai vigneti europei, che non avevano mai sviluppato resistenze naturali nei confronti di questo nuovo avversario.

Ancora oggi, dopo quasi due secoli, l’oidio rimane una delle principali preoccupazioni fitosanitarie in viticoltura. A differenza della peronospora, che richiede precipitazioni e bagnatura fogliare per svilupparsi, il mal bianco è in grado di colpire anche in condizioni di siccità relativa, rendendo la sua gestione particolarmente impegnativa nelle aree viticole del Mediterraneo e in annate caratterizzate da estati calde e secche.

Agente patogeno e ciclo biologico

Il responsabile dell’oidio della vite è il fungo Erysiphe necator Schwein. (sin. Uncinula necator), appartenente alla classe degli Ascomycota, ordine Erysiphales. È un ectoparassita obbligato biotrofo, il che significa che vive e si riproduce esclusivamente sulla superficie dei tessuti vegetali vivi, dai quali trae nutrimento attraverso strutture specializzate chiamate austori che penetrano nelle cellule epidermiche senza raggiungere i tessuti interni.

Il ciclo biologico del fungo si articola in due fasi distinte. Lo svernamento avviene in due modalità: tramite i cleistoteci, i corpi fruttiferi sessuati che si formano in estate-autunno sulla superficie degli organi infetti e rimangono sulla corteccia durante l’inverno; oppure tramite micelio quiescente all’interno delle gemme infette, modalità particolarmente insidiosa perché genera le cosiddette “bandiere” i germogli completamente ricoperti di oidio che emergono in primavera e rappresentano le fonti primarie di inoculo.

In primavera, con temperature superiori a 10 °C, in presenza di pioggia leggera e persistente bagnatura fogliare, i cleistoteci liberano le ascospore che danno avvio alle infezioni primarie. I germogli-bandiera, qualora presenti, producono invece conidi già dalle prime fasi vegetative, garantendo un inoculo precocissimo. Le infezioni secondarie, che sono quelle responsabili dell’epidemia vera e propria, vengono sostenute dai conidi prodotti in abbondanza dal micelio, disperdendosi per via anemofila. Ogni ciclo di infezione si completa in 7-10 giorni nelle condizioni ottimali, il che spiega la rapidità di diffusione della malattia.

Il fungo è in grado di infettare qualsiasi organo verde della vite: foglie, germogli, tralci erbacei, infiorescenze, acini e raspi. La suscettibilità è massima per i tessuti giovani in attiva crescita, mentre decresce con la maturazione e la lignificazione dei tessuti.

La presenza di germogli-bandiera all’inizio della stagione è un segnale di allarme importante: indica un’infezione delle gemme avvenuta nell’anno precedente e la necessità di intervenire immediatamente con trattamenti preventivi, senza attendere la comparsa dei sintomi su altri organi.

Fase del cicloCondizioni ottimaliPeriodo stagionale
SvernamentoTemperature invernali ≥ −15 °CDicembre – febbraio
Liberazione delle ascospore (infezioni primarie)Temperatura ≥ 10 °C con umidità relativa elevata.Marzo – Aprile Gemme rigonfie – 3 foglie
Germogli-bandieraTemperatura ≥ 10 °C.Aprile – Maggio Ripresa vegetativa
Germinazione dei conidi (infezioni secondarie)Temperatura ottimale 20–27 °C; UR 40–70%; assenza di pioggia diretta; le ore di buio e i riscaldamenti notturni favoriscono la germinazione.Maggio – agosto
Penetrazione e colonizzazioneIl tubo germinativo penetra nella cellula epidermica in 24–48 h. I tessuti giovani in attiva crescita sono colonizzati in 4–6 h.Maggio – Luglio Fioritura – allegagione
Sporulazione (cicli secondari)Temperatura 18–28 °C; un ciclo completo (infezione → produzione conidi) dura 7–10 giorni. Possibili 10–15 cicli per stagione nelle annate più favorevoli.Giugno – Agosto Fino all’invaiatura
Formazione dei cleistoteciTemperature in calo (15–22 °C).Agosto – ottobre

Sintomatologia e danni

I sintomi dell’oidio sulla vite sono generalmente ben riconoscibili, anche se possono essere confusi in fase iniziale con residui di polvere o altri agenti imbrattanti. La caratteristica comune è la presenza di una patina bianco-grigiastra, polverulenta, costituita dal micelio e dai conidi del fungo.

Sulle foglie: macchie clorotiche, con presenza di patina biancastra che evolverà in un’efflorescenza polverulenta; in caso di attacchi gravi le foglie si accartocciano e cadono prematuramente. La sintomatologia può presentarsi su entrambe le pagine fogliari.

Sui germogli-bandiera: l’intero germoglio emerge dalla gemma infetta completamente ricoperto da una fitta polverina bianca; è il sintomo più precoce e allarmante della stagione

Sui raspi e sulle infiorescenze: la colonizzazione in fase di fioritura provoca l’acinellatura (mancata allegagione) e riduzione del numero di acini per grappolo

Sugli acini giovani (fino a 3–4 mm di diametro): la colonizzazione epidermica impedisce l’accrescimento dell’epicarpo, che diventa rigido mentre la polpa continua a crescere, causando spaccature longitudinali con esposizione dei vinaccioli e successiva marcescenza

Sugli acini in fase di ingrossamento: formazione di una rete di suberificazioni brune sulla buccia, che ne compromette l’integrità e favorisce l’insediamento di muffe secondarie (Botrytis cinerea)

Sui tralci erbacei: macchie scure a contorno irregolare che si lignificano in autunno; il legno infetto mostra necrosi mal lignificate che riducono la resistenza invernale

Le conseguenze enologiche di un attacco non controllato sono molteplici e gravi: riduzione del contenuto zuccherino, alterazione del profilo aromatico, incremento dell’acidità, difficoltà di chiarificazione dei mosti e, nei casi peggiori, gusti e odori anomali nel vino (sentori di fungo, muffa) che ne compromettono irrimediabilmente la qualità. La soglia di tolleranza in viticoltura di qualità è pertanto molto bassa.

Fattori predisponenti

Erysiphe necator è l’unico importante patogeno fungino della vite che non necessita di acqua libera per germinare e infettare. Questa peculiarità biologica lo rende capace di svilupparsi in condizioni climatiche estive tipicamente sfavorevoli agli altri patogeni.

Le piogge abbondanti e prolungate ostacolano fisicamente la dispersione e la germinazione dei conidi, motivo per cui nelle annate piovose l’oidio tende ad essere meno aggressivo rispetto alla peronospora. Al contrario, le estati calde e secche con notti fresche, tipiche di molte zone viticole italiane, creano condizioni ideali per lo sviluppo epidemico del mal bianco.

Tra i fattori agronomici predisponenti, assumono particolare rilievo la varietà coltivata e la gestione del vigneto. Le varietà a grappolo compatto e a buccia sottile sono generalmente più suscettibili. Una chioma troppo fitta, originata da eccessi di vigore spesso legati a eccessive fertilizzazioni azotate o a portinnesti molto vigorosi, crea un microclima ombreggiato e poco ventilato che favorisce lo sviluppo del patogeno.

Anche la storia fitosanitaria del vigneto è determinante: gli appezzamenti con pregressi attacchi gravi di oidio ospitano una maggiore quantità di inoculo svernante (cleistoteci, gemme infette) e devono essere monitorati con particolare attenzione fin dalle prime fasi vegetative.

SuscettibilitàVarietàNote
AltaPinot grigio Pinot neroGrappolo molto compatto e acini a buccia sottile, privi di sufficiente ventilazione interna.
Chardonnay Sauvignon blancEpidermide sottile degli acini, precocità fenologica e, nel Sauvignon blanc, vigoria elevata con produzione continua di tessuti giovani suscettibili.
Cabernet Sauvignon MerlotGrappolo compatto e fenologia precoce espongono i tessuti giovani nelle settimane di massima aggressività del patogeno. La vegetazione lussureggiante, tipica in ambienti fertili, amplifica ulteriormente la suscettibilità.
MediaBarbera SangioveseBuccia mediamente spessa che offre una certa protezione meccanica agli acini, ma foglie e germogli giovani rimangono suscettibili in prefioritura.
Glera GarganegaSuscettibilità media con episodi più gravi in zone collinari poco ventilate o in microclimi caldi e umidi.
Trebbiano di LuganaBuccia mediamente spessa e il grappolo generalmente spargolo favorisce una buona ventilazione.
BassaVarietà PIWI (es. Bronner, Johanniter, Souvignier gris)Portano geni di resistenza poligenica derivati da incroci con specie americane e asiatiche (Vitis spp.).

Pratiche agronomiche

La corretta gestione agronomica del vigneto è il primo e più efficace strumento di prevenzione dell’oidio. Intervenire sulle condizioni predisponenti consente di ridurre significativamente la pressione del patogeno, di limitare il numero di trattamenti chimici necessari e di migliorare l’efficacia dei prodotti fitosanitari applicati.

Scelta varietale

In fase di nuovi impianti o reimpianti, è possibile considerare l’utilizzo di varietà resistenti all’oidio. Le varietà PIWI come Bronner, Johanniter, Cabernet Cortis o Souvignier Gris integrano resistenze genetiche poligeniche che consentono di ridurre drasticamente la pressione infettiva e il numero di trattamenti, senza compromettere le caratteristiche enologiche

Gestione della chioma

La sfogliatura precoce in zona grappolo, da eseguire preferibilmente subito dopo la fioritura, lato est per limitare l’impatto sul carico termico degli acini, migliora l’arieggiamento e la penetrazione della luce, riduce l’umidità relativa nella zona produttiva e aumenta l’efficacia dei trattamenti fungicidi. La cimatura dei germogli limita la produzione di nuovi tessuti giovani suscettibili.

Eliminazione dei germogli-bandiera

In primavera, alla ripresa vegetativa, ispezione sistematica dei ceppi per individuare ed eliminare manualmente i germogli completamente bianchi di micelio; questa operazione riduce drasticamente la fonte primaria di inoculo per la stagione in corso.

Equilibrio vegeto-produttivo

Evitare eccessi di vigore attraverso una gestione equilibrata delle concimazioni azotate, la scelta di portinnesti di media vigoria, un carico di gemme adeguato al potenziale produttivo della parcella. Viti in equilibrio producono tessuti meno suscettibili rispetto a quelle in vegetazione esuberante.

Difesa chimica

La difesa chimica dell’oidio della vite deve essere impostata in chiave prevalentemente preventiva: attendere la comparsa dei sintomi prima di intervenire significa aver già subito infezioni che comprometteranno la produzione. Il programma di trattamenti va avviato indicativamente a partire dalla fase di 3–5 foglie, con continuità fino all’invaiatura, momento oltre il quale gli acini perdono progressivamente la suscettibilità e gli interventi possono essere ridotti o sospesi. Le fasi fenologiche più critiche, sulle quali concentrare la massima attenzione, sono la prefioritura, la piena fioritura e le tre-quattro settimane successive all’allegagione.

Ripresa vegetativa – 3–5 foglie: È la fase di avvio del programma di difesa. La suscettibilità dei tessuti è già elevata, ma la pressione infettiva è generalmente ancora contenuta. È il momento ideale per impiegare prodotti di contatto a base di zolfo o elicitori, con l’obiettivo di limitare le infezioni primarie provenienti dai cleistoteci svernanti e, soprattutto, di contenere la diffusione dei germogli-bandiera eventualmente presenti. L’intervallo tra i trattamenti può essere di 10–12 giorni in assenza di condizioni di rischio elevato.

Prefioritura: Con l’allungamento dei grappoli e l’apertura delle infiorescenze la suscettibilità aumenta rapidamente. In questa fase è opportuno inserire nel programma un fungicida sistemico con azione preventiva e curativa, che garantisca la copertura dei nuovi tessuti in rapida crescita. L’intervallo si riduce a 7–10 giorni, o a 5–7 giorni nelle varietà più suscettibili e nelle annate con condizioni climatiche favorevoli al patogeno.

Fioritura: È la fase di massima suscettibilità dell’intera stagione. In questo periodo è indispensabile mantenere una copertura fungicida continua con prodotti sistemici ad alta efficacia, eventualmente in miscela per ampliare lo spettro d’azione e ridurre il rischio di resistenze. L’intervallo non deve superare i 5–7 giorni.

Post-allegagione – fino a 3–4 mm di diametro degli acini: In questa finestra, un’infezione non controllata provoca la caratteristica spaccatura longitudinale degli acini con successiva marcescenza e rischio di ingresso di Botrytis cinerea. La strategia di difesa deve mantenere la stessa intensità della fioritura, con intervalli di 5–7 giorni e prodotti sistemici in rotazione tra gruppi FRAC diversi. È la fase in cui si concentra il maggior numero di trattamenti dell’intera stagione.

Ingrossamento degli acini – fino all’invaiatura: Con il procedere dell’ingrossamento la suscettibilità degli acini decresce progressivamente, ma rimane significativa fino all’invaiatura. È possibile ampliare l’intervallo a 10–12 giorni e reintrodurre prodotti di contatto a base di zolfo in alternanza ai sistemici, tenendo conto del limite termico di 30–32 °C per l’utilizzo dello zolfo.

Dopo l’invaiatura La buccia degli acini si ispessisce e lignifica progressivamente, riducendo la suscettibilità all’infezione. I trattamenti possono essere drasticamente ridotti o sospesi, fatta eccezione per le varietà più tardive o nelle annate con pressione infettiva straordinariamente elevata. In questi casi è sufficiente un prodotto di contatto a basso impatto, nel rispetto dei tempi di carenza in prossimità della vendemmia.

L’integrazione tra una corretta gestione agronomica, il monitoraggio fenologico e climatico del vigneto e una difesa chimica calibrata sulle reali condizioni di rischio sono fondamentali per il controllo di questa fitopatia.

Sostanze attiveFRAC codeRischio di resistenzaNote
ZolfoM02BassoFungicida multi-sito di contatto, preventiva elevata
Ampelomyces quisqualisNCBassoMicoparassita biologico contro oidio
Bacillus amyloliquefaciensNCBassoBatterio antagonista, induce difese naturali
Polisolfuro di calcioM02BassoAzione multi-sito, efficace anche su acari
Eugenolo + Geraniolo + TimoloNCBassoOli essenziali, attività anti-sporulante e preventiva
COS-OGAP01BassoInduttore resistenze naturali della pianta
CerevisaneP01BassoAttiva difese endogene della pianta
LaminarinaP04BassoInduce resistenza sistemica acquisita
Olio essenziale di arancioNCBassoAzione disseccante e di contatto
Bicarbonato di KNCBassoAlcalinizza superficie fogliare, contatto rapido
Bupirimate8MedioSistemico locale, specifico contro oidio
Trifloxystrobin + Azoxystrobin + Pyraclostrobin11AltoSistemici, preventiva e curativa limitata
CyflufenamideU6MedioOttima attività preventiva e curativa
Mefentrifluconazolo + Penconazolo + Tetraconazolo + Difenoconazolo + Tebuconazolo3AltoSistemici, inibiscono biosintesi steroli
ProquinazidU7MedioPreventivo specifico contro oidio
Spiroxamina5MedioMorfolina sistemica, azione curativa rapida
Metrafenone + Pyriofenone50MedioAntisporulanti specifici contro oidio
Meptyl-dinocap29Basso-MedioContatto, efficace su ceppi resistenti
Boscalid + Fluxapyroxad7Medio-AltoSDHI sistemici, lunga persistenza d’azione