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Occhio di Pavone

Chiara
Marzo 17, 2026
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bollettino olivo occhio di pavone

L’olivo è una coltura di fondamentale importanza per il territorio italiano e mediterraneo, con un ruolo ecologico, paesaggistico ed economico di primaria rilevanza. Come ogni coltura arborea, l’olivo è però soggetto a una serie di avversità fitosanitarie che possono comprometterne la produttività e la vitalità. Tra queste, l’occhio di pavone rappresenta una delle malattie fungine più diffuse e pericolose, spesso sottovalutata dagli olivicoltori ma potenzialmente molto dannosa se non gestita con tempestività ed efficacia.

L’Agente patogeno

L’occhio di pavone è causato dal fungo ascomicete Spilocaea oleagina (Cast.) Hughes, la cui forma sessuata è Venturia oleaginea (Castagne) Townsend. Il fungo appartiene alla famiglia delle Venturiaceae ed è un patogeno specifico dell’olivo, non in grado di infettare altre specie vegetali di interesse agronomico.

Il micelio si sviluppa principalmente sulla superficie fogliale (tipo ectofita), producendo conidi che rappresentano la principale fonte di inoculo secondario. La riproduzione avviene per via asessuata attraverso la formazione di conidi pluricellulari, fusiformi o a forma di clava, dispersi nell’ambiente tramite pioggia, vento e insetti. La fase sessuata, con formazione di pseudoteci e ascospore, è documentata ma riveste un ruolo meno rilevante nell’epidemiologia della malattia in molte aree olivicole italiane.

Sintomatologia e Danni

Le foglie costituiscono l’organo di attacco primario del fungo. I sintomi compaiono inizialmente sulla pagina superiore del lembo fogliare come piccole macchie circolari di colore verde-giallastro, dal diametro variabile tra 2 e 10 mm. Con il progredire dell’infezione, le macchie si espandono e assumono una tipica colorazione bruna al centro, circondata da un alone giallastro più chiaro, che ricorda vagamente il disegno delle piume dell’occhio di un pavone, da qui il nome comune della malattia.

Sulla pagina inferiore, in corrispondenza delle macchie, è talvolta visibile una leggera efflorescenza olivastra costituita dai conidi del fungo. Nelle infezioni gravi si osserva una intensa defogliazione, che può determinare la perdita di gran parte della chioma, con conseguenze gravi sulla capacità fotosintetica e produttiva della pianta.

Sebbene le foglie siano l’obiettivo principale del patogeno, Spilocaea oleagina può infettare anche:

  • Giovani rametti: si manifestano cancri e necrosi corticali che compromettono la conduzione della linfa.
  • Peduncoli fiorali e fruttiferi: l’infezione precoce può causare cascola dei fiori e dei frutti appena formati, riducendo significativamente la produzione.
  • Drupe: in casi di forte pressione infettiva, si osservano piccole macchie brune sulla superficie dei frutti, con effetti negativi sulla qualità dell’olio.

Impatto economico

Il danno economico più rilevante dell’occhio di pavone è legato alla defogliazione, che indebolisce la pianta e riduce la disponibilità di riserve nutritive, con ripercussioni sulla produzione dell’anno in corso e su quella dell’anno successivo. In oliveti fortemente colpiti e non trattati, si stima che le perdite produttive possano superare il 30-40%, rendendo la malattia una delle principali priorità fitosanitarie della coltura.

Epidemiologia e Condizioni Favorevoli

Comprendere le condizioni ambientali che favoriscono lo sviluppo dell’occhio di pavone è fondamentale per impostare una strategia di difesa razionale e tempestiva.

Il fungo predilige condizioni di temperatura mite e umidità elevata. Lo sviluppo ottimale avviene tra 10°C e 20°C, con picchi di attività nelle stagioni primaverile e autunnale, quando si alternano periodi piovosi a temperature moderate. Le estati calde e secche rallentano o bloccano temporaneamente lo sviluppo del patogeno, che riprende vigore con il ritorno di condizioni fresche e umide.

La bagnatura fogliare prolungata, anche per rugiada o nebbia, favorisce la germinazione dei conidi e la penetrazione del fungo nei tessuti fogliari. Sono sufficienti poche ore di umidità sulla superficie fogliare per permettere l’inizio del processo infettivo.

Varietà e suscettibilità

La suscettibilità all’occhio di pavone varia considerevolmente tra le varietà di olivo coltivate in Italia. Alcune cultivar mostrano una marcata resistenza genetica, mentre altre, molto diffuse, risultano altamente suscettibili:

  • Varietà altamente suscettibili: Leccino, Frantoio, Pendolino, Taggiasca, Carolea.
  • Varietà a media suscettibilità: Moraiolo, Ogliarola.
  • Varietà relativamente resistenti: alcune selezioni locali e varietà selvatiche, ma la resistenza non è mai assoluta in condizioni di forte pressione infettiva.

Fattori agronomici predisponenti

Oltre alle condizioni climatiche, alcune pratiche colturali possono aumentare il rischio di infezione:

  • Oliveti con chiome dense e poco arieggiate, dove l’umidità si mantiene più a lungo.
  • Terreni argillosi con drenaggio insufficiente, che favoriscono ristagni idrici ed elevata umidità dell’aria.
  • Eccessiva vicinanza tra le piante, che riduce la penetrazione della luce solare e della ventilazione.
  • Carenze nutrizionali, in particolare di potassio e boro, che indeboliscono le difese naturali della pianta.

Strategie di Difesa

La gestione dell’occhio di pavone deve essere affrontata con un approccio integrato, che combini misure preventive, pratiche agronomiche e interventi chimici mirati. La difesa puramente chimica, senza un adeguato contesto agronomico, risulta meno efficace e sostenibile nel lungo periodo.

Misure agronomiche preventive

  • Potatura razionale: una potatura equilibrata, che favorisca l’arieggiamento e la penetrazione della luce all’interno della chioma, riduce significativamente l’umidità residua fogliare e, di conseguenza, la probabilità di infezione.
  • Concimazione bilanciata: garantire un apporto adeguato di elementi nutritivi, in particolare potassio e boro, favorisce la resistenza naturale delle piante.
  • Gestione del suolo: un buon drenaggio del terreno riduce l’umidità atmosferica nell’intorno delle chiome. L’inerbimento controllato e la gestione delle erbe infestanti contribuiscono a migliorare le condizioni pedologiche.
  • Raccolta e smaltimento del materiale infetto: nei casi di forte pressione della malattia, le foglie cadute e i rami colpiti devono essere allontanati dall’oliveto, per ridurre il serbatoio di inoculo per le stagioni successive.

Lotta chimica

Quando le condizioni climatiche favorevoli e la storia sanitaria dell’oliveto suggeriscono un rischio elevato, è opportuno ricorrere a interventi chimici. I principi attivi registrati per la difesa dall’occhio di pavone in Italia appartengono principalmente a due categorie:

  • Fungicidi rameici (rame idrossido, rame ossicloruro, poltiglia bordolese): sono i prodotti più tradizionali e ancora ampiamente utilizzati, con azione preventiva e di copertura. Vengono applicati prima delle piogge autunnali e primaverili. Ammessi anche in olivicoltura biologica.
  • Fungicidi organici di sintesi: Difenoconazolo, Azoxystrobin, dodina, Pyraclostrobin, Fosfonato di potassio. Questi prodotti, con diversi meccanismi d’azione, offrono sia azione preventiva sia curativa e sono particolarmente utili in situazioni di forte pressione infettiva.

I momenti chiave per il trattamento sono:

  • Fine estate – inizio autunno (settembre-ottobre): prima ripresa delle piogge autunnali, per proteggere la chioma prima dell’inizio del ciclo infettivo stagionale.
  • Primavera (marzo-aprile): in corrispondenza delle piogge primaverili e della nuova vegetazione, particolarmente suscettibile all’infezione.
  • Dopo grandinate o eventi climatici eccezionali: il tessuto fogliare danneggiato è più vulnerabile alle infezioni fungine.

Un elemento essenziale di una difesa razionale è il monitoraggio costante dell’oliveto. L’ispezione periodica delle foglie (almeno ogni 2-3 settimane nei periodi a rischio) consente di intercettare i primi sintomi e di intervenire tempestivamente, prima che la malattia si diffonda all’intera chioma.

L’occhio di pavone è una malattia seria, capace di causare danni economici significativi agli oliveti italiani, ma pienamente gestibile attraverso un approccio agronomico consapevole e una difesa integrata ben pianificata. La conoscenza approfondita del ciclo biologico del patogeno, il monitoraggio regolare delle colture e la scelta oculata degli interventi fitosanitari sono gli strumenti fondamentali a disposizione dell’olivicoltore per mantenere i propri impianti in buone condizioni fitosanitarie e garantire produzioni di qualità.

→ Leggi anche Controllo di occhio di pavone con bassi dosaggi di rame e fosfonato

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