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SPUNTI E RIFLESSIONI SU AGRIVOLTAICO E FOTOVOLTAICO NELLE AZIENDE AGRICOLE

AGGIORNAMENTO: SI VEDA L’ARTICOLO DEDICATO AL DECRETO MINISTERIALE DEL 23 MARZO

I governi dell’Unione Europea negli ultimi anni hanno posto obiettivi ambiziosi in tema di energie rinnovabili in ottica di una progressiva decarbonizzazione del sistema energetico, vista la dipendenza da fonti fossili e da paesi esterni e le imprevedibili fluttuazioni di mercato.

Uno dei traguardi del Green Deal è di ridurre le emissioni del 55%, nonostante dal 1990 al 2020 siano state ridotte del 20%. Affinché l’iniziativa abbia successo e si concretizzino gli sforzi per l’autonomia energetica, sono stati pianificati investimenti, sia pubblici che privati, e l’Italia ha individuato nel fotovoltaico il principale impianto per la produzione di energia pulita.

Secondo i dati del GSE, nel 2020 in Italia sono stati installati circa 55.500 impianti, per un totale di 935.838 di cui il 92% è rappresentata da installazioni di taglia inferiore a 20 kW. L’energia prodotta a livello nazionale è di poco inferiore a 25 GWh, nonostante nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) preveda il raggiungimento di 52 GWh nel 2030, e la maggior parte degli impianti si concentra nelle regioni del sud Italia, in particolare Puglia e Basilicata, in aree non agricole, come le discariche.

Nel settore agricolo nostrano, 38.115 sono gli impianti fotovoltaici installati, ovvero il 4% del totale, e producono 2.87 GWh di energia, ovvero l’11,5% a livello nazionale. A differenza di quanto scritto precedentemente, in ambito agricolo, ad eccezione di Puglia e Sicilia, sono le regioni del Nord Italia ove sono più diffusi gli impianti fotovoltaici.

L’agrivoltaico, sistema ancora non ben inquadrato a livello normativo, ha una potenza installata di circa 1 GW. È importante anche evidenziare come l’energia elettrica rappresenti il 18% dei consumi energetici nel settore agricolo, a differenza dell’80% dei carburanti fossili, mentre nel campo agroalimentare il peso dell’energia elettrica arriva al 39%, contro il 51% del gas naturale. Tuttavia, con la progressiva espansione di soluzioni e applicazioni elettriche, come le trattrici ibride o full electric, i trend di consumo in ambito agricolo possono cambiare considerevolmente.

Tra gli approcci più immediati per la produzione di energia elettrica nelle aziende agricole per l’autoconsumo e l’immissione in rete, usufruendo degli incentivi erogati dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) e di ulteriori agevolazioni, va menzionata l’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti di fabbricati rurali. Questo sistema permetterebbe, in condizioni di irraggiamento adeguate, di poter sfruttare le elevate disponibilità superficiali improduttive, senza quindi incidere sulla produzione agricola e riducendo i costi della corrente sia ad uso domestico che produttivo, o sostituire gli eventuali tetti in amianto ancora presenti. Per gli agricoltori questo sistema permetterebbe di avere ulteriori entrate e, nel caso si creasse una rete di aziende agricole produttrici di corrente elettrica, permetterebbe anche agli abitanti dei paesi circostanti di beneficiare della loro produzione, anche se non è, purtroppo, costante e garantita durante tutto l’anno per evidenti questioni climatiche e stagionali.   

Diversi esperimenti sono stati condotti per coniugare fotovoltaico e le serre, che ad oggi coprono in Italia circa 31.000 – 35.000 ha di suolo. La serra è un sistema chiuso e protetto in cui si ha il pieno controllo sulla produzione, inclusa la luce. Questa, oltre ad essere catturata dalle piante, porta riscaldamento passivo nell’ambiente. Durante le stagioni estive, quando la luce risulta essere eccessiva, le piante vengono ombreggiate, mentre in inverno, con un irraggiamento ridotto, si sfrutta la luce artificiale per colmare le mancanze. Poiché gli stress vengono ridotti, le rese sono maggiori. Soluzioni standard di impianti fotovoltaici sopra le serre ridurrebbero la quantità di luce assorbibile e assorbita dalle piante, nonostante si adattino e possano risultare più efficienti, riducendo le produzioni. Poiché le condizioni di luce giornaliere non sono costanti e ideali, ad oggi è ancora difficile sviluppare soluzioni ad hoc che permettano di coniugare i due sistemi, considerando, soprattutto, gli aspetti economici legati ad una produzione di corrente elettrica a discapito della qualità e quantità del prodotto agricolo.  

Infine, per provare a portare questa tecnologia anche in zone produttive in campo, è stato introdotto l’agrivoltaico, che racchiude sistemi integrati, meno invasivi del classico fotovoltaico a terra, che permettono lo sviluppo di colture sottostanti. Questo sistema, che richiede meno risorse e risulta essere meno impattante a livello paesaggistico, è posto a distanze tali a permettere la lavorazione con i mezzi agricoli e garantisce un minimo ombreggiamento alle colture durante i periodi siccitosi, creando un microclima favorevole per colture precedentemente non coltivabili. Sono stati sviluppati diversi formati a seconda della coltura e altri sono ancora in fase di progettazione per adattarsi al territorio. Recentemente sono state fatte sperimentazioni in Pianura Padana sul mais e non sono stati riscontrati cali evidenti dovuti all’impianto agrivoltaico, il cui ombreggiamento, non essendo eccessivo, ha permesso alla coltura di adattarsi senza affanno.

Come si può evincere, c’è diverso fermento dietro al fotovoltaico in agricoltura e all’agrivoltaico come soluzione alla produzione di energia verde senza compromettere la produzione. Tuttavia, molti sono ancora gli aspetti da approfondire, non solo a livello normativo e di progettazione, ma anche a livello economico per evitare che diventi un’altra occasione sprecata e un incentivo fittizio per gli agricoltori.