torna al blog approfondimenti, avversità della vite, viticoltura

STRATEGIE DI DIFESA DALLE GELATE TARDIVE

Giacomo
Febbraio 26, 2024
No comments
STRATEGIE DI DIFESA DALLE GELATE TARDIVE

Purtroppo le gelate tardive stanno diventando un fenomeno ricorrente e ne abbiamo osservate 4 negli ultimi anni 7 anni. Contemporaneamente stiamo assistendo ad un forte aumento delle temperature medie invernali, con forte anticipo fenologico delle colture. I due fattori, in modo congiunto, stanno mettendo a dura prova il settore agricolo, sia frutti-viticolo che orticolo.

È ancora troppo presto per capire se quanto stiamo osservando rientra nella normalità o se siamo di fronte ad un nuovo trend climatico, fatto sta che l’unica azione possibile è cercare di difendere le colture.

Nel nostro areale tutti ricordano bene la gelata (estremamente tardiva) del 19 aprile 2017, la prima ad inaugurare questa nuova serie, che ha letteralmente bruciato i germogli di centinaia di ettari vigneti che si trovavano in uno stadio fenologico molto più avanzato del normale.

Il fenomeno si è ripresentato il 2-3 aprile del 2020, ma fortunatamente gran parte dei vigneti era ancora in fase di gemma dormiente, anche se non sono mancati danni nelle zone più precoci e in avvallamento. Lo stesso non si può dire per l’Emilia Romagna e per il settore frutticolo dove, oltre all’inizio aprile, anche il 24 marzo 2020 è stata una giornata nera. Buona parte delle frutticole è stata colpita in piena fioritura/allegagione, con danni ingenti e produzione compromessa.

Il copione si è osservato nell’aprile 2021, nelle giornate 7 e 8, con danni nuovamente gravi in frutticoltura.

Nell’aprile 2023, invece, i giorni critici sono stati il 5, il 6 e il 7, con il settore frutticolo ancora una volta fortemente penalizzato perché colpito in piena fioritura/allegagione.

Chiaramente, più la gelata avviene in fase avanzata più i danni aumentano e aumenta il rischio che questa coinvolga più colture. Queste gelate per manifestarsi hanno bisogno dei seguenti fattori:

  • Irruzione fredda in quota, con isoterme <0° a 850 hpa
  • Cielo sereno
  • Calma di vento

Questi fattori favoriscono un calo termico notturno indisturbato e il raggiungimento di temperature prossime o al di sotto dello zero. Al contrario, isoterme in quota non sufficientemente fredde, presenza di nuvolosità e di brezze disturbano il calo della temperatura. I massimi effetti dell’inversione e della dispersione termica per irraggiamento si verificano in prossimità del suolo, dove si può scendere anche a valori di 5°-6°più bassi rispetto anche solo a 3-4 metri di altezza.

Indirettamente è coinvolta anche l’umidità. Nelle ore notturne, con aria ferma e a livello del suolo, normalmente, il livello igrometrico tende ad aumentare, ma se ci sono effetti favonici l’aria tende a seccare e la temperatura ad innalzarsi.

MEZZI DI DIFESA

Irrigazione a pioggia sopra chioma

Bagnando costantemente la pianta per aspersione si sfrutta il fatto che l’acqua deve cedere calore all’ambiente prima di congelare e questo calore liberato assorbe l’abbassamento termico dei fiori e/o dei germogli che, così, rimangono a temperature lievemente sotto lo zero, senza essere danneggiati.

Per l’efficacia del sistema sono fondamentali l’uniformità e la continuità di bagnatura (3,5-4,5 mm/ora), il momento di avvio (temperature superiori a 0,5°) e la sua interruzione (a 1-2°). Particolare attenzione va posta per le notti successive alla prima in quanto si parte da vegetazione più sensibile e l’impianto non va azionato con ventosità superiore a 3-4 m/s. Il sistema è efficace sino a minime attorno che raggiungono i -8° circa.

germogli congelati

Irrigazione a pioggia sotto chioma

Il presupposto è sempre la liberazione di calore da parte dell’acqua, prima del suo congelamento. Bagnando sotto le chiome si libera calore che poi sale dal basso. L’efficacia, pertanto, decresce mano a mano che si sale in altezza e nei primi metri è possibile recuperare fino a 2°-3°. La protezione fornita da questo sistema tutela fino a minime che raggiungono i -4° circa e il momento di avvio è attorno a 0,5°.

Per il corretto funzionamento è importante bagnare quanta più superficie possibile ed evitare la nebulizzazione, in quanto in questo caso le goccioline di acqua tenderebbero a salire verso l’alto. Un altro rischio è che nel caso di lievi brezze il calore generato venga portato fuori dall’appezzamento. I volumi distribuiti sono in genere attorno ai 2-2,5 mm/ora, che consentono all’acqua di gelare sull’inerbimento e non di penetrare nel terreno.

Torri a vento

Il sistema prevede generalmente delle torri, alte circa 10 m, che portano delle pale di 6 metri. La protezione è fornita dal rimescolamento dell’aria nei bassi strati, con la rottura dello strato inversionale. È chiaro che se il freddo è in gran parte dovuto a forte avvezione (quindi aria fredda anche in quota, a 10 metri), il sistema perde di efficacia, in quanto va a smuovere aria già di per sé fredda.

Una torre può coprire fino a 3 ettari e va azionata precocemente, quando la temperatura è ancora al di sopra dello zero (il sistema va azionato quando la temperatura a 1 metro da terra è tra 0,5° e 1,5°). Nel caso di vento a 3-4 m/s non serve azionare le ventole in quanto il rimescolamento dell’aria è naturale.

Candele

Sono contenitori che bruciano paraffina o legna. Vanno collocati in modo omogeneo sull’appezzamento da proteggere, nel numero di 200-500 per ettaro, e sfruttano la liberazione di calore da parte della combustione, con l’obiettivo di tenere la temperatura attorno allo zero. Vanno accese quando la temperatura è attorno ai 2°-3°.

gelate e lanterne alto adige

Bruciatori – Frostbuster

Il principio prevede dei ventilatori che spingono l’aria calda generata da un bruciatore. Questi diffusori di calore vengono trainati/portati per l’appezzamento e per la riuscita della protezione occorre che il trattorista ripassi in continuazione nello stesso punto, almeno ogni 8-10 minuti. In genere il bruciatore è alimentato a gpl, oppure vi sono diffusori a vapore. Importantissimi sono la pianificazione, la gestione e il monitoraggio della temperatura, per valutare la corretta frequenza di ritorno nello stesso punto. Da valutare attentamente anche i costi e le capacità calorifiche delle macchine.

Come le torri, hanno l’inconveniente di poter risultare rumorosi e quindi fastidiosi nelle ore notturne.

Reti antigrandine e antipioggia

Indirettamente, la presenza di reti ostacola la discesa termica e ripara da flussi di masse di aria fredda che potrebbero provenire dall’esterno e dalla fuoriuscita dell’aria più mite interna. All’interno delle reti la temperatura può essere più alta anche di 1° circa.

Trattamenti

Ad oggi non è ancora possibile avere dati oggettivi sulle reali capacità protettive dalle gelate a seguito di trattamenti effettuati con diversi formulati riportanti tali capacità (sia direttamente, che indirettamente, ossia aumentando la resistenza delle piante al gelo).