Il carbon farming è l’insieme di pratiche agronomiche volte ad aumentare lo stoccaggio di carbonio nel suolo o a ridurre le emissioni di gas serra dell’azienda agricola. Il carbonio accumulato può, in alcuni casi, essere valorizzato economicamente attraverso pagamenti o crediti di carbonio.
Le principali pratiche riconosciute includono:
- riduzione o eliminazione delle lavorazioni (minima lavorazione, semina su sodo)
- utilizzo di colture di copertura
- rotazioni colturali più diversificate
- inerbimento di vigneti, frutteti e oliveti
- corretta gestione dei residui colturali e apporto di sostanza organica
L’efficacia varia in base a suolo, clima e gestione aziendale.
I valori sono molto variabili. In media, nei sistemi cerealicoli italiani l’incremento potenziale può oscillare tra 0,2 e 0,6 t di CO₂ equivalente per ettaro all’anno, ma i risultati dipendono fortemente dalle condizioni pedoclimatiche e dalla continuità delle pratiche adottate.
La misurazione avviene tramite:
- modelli agronomici di supporto
- campionamenti di suolo periodici
- analisi del carbonio organico
I sistemi di certificazione richiedono protocolli di monitoraggio, reporting e verifica (MRV) per garantire l’affidabilità dei dati.
Sì. Molte pratiche di carbon farming sono già incentivate dalla PAC 2023–2027 attraverso ecoschemi e misure agro-climatico-ambientali. Tuttavia, la PAC remunera le pratiche adottate, non il carbonio effettivamente sequestrato.
Attualmente il mercato italiano dei crediti di carbonio agricoli è limitato e frammentato. Esistono progetti pilota e iniziative private, spesso legate a filiere agroalimentari, ma non un sistema nazionale strutturato come negli Stati Uniti.
Dipende dal contratto. In genere il credito può essere ceduto a intermediari, filiere o aziende e l’agricoltore è proprietario del carbonio sequestrato. È fondamentale leggere con attenzione le clausole su durata degli impegni e diritti futuri.
I ricavi sono ancora incerti e variabili. In molti casi si parla di integrazione al reddito, non di entrata principale. I costi di certificazione e monitoraggio possono incidere significativamente, soprattutto per le piccole superfici.
- reversibilità del carbonio (perdita dello stock in caso di cambiamento delle pratiche)
- impegni pluriennali vincolanti
- incertezza normativa
- variabilità dei risultati agronomici
Il carbon farming può essere conveniente se:
- le pratiche sono già compatibili con l’azienda
- esistono incentivi PAC o accordi di filiera
- l’impegno richiesto è chiaro e sostenibile nel tempo
In assenza di certezze normative, è consigliabile valutare il carbon farming come strategia di medio-lungo periodo, più che come opportunità immediata di reddito.

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