"L'agricoltura sembra molto semplice quando il tuo aratro è una matita e sei a un migliaio di miglia dal campo di grano"

D.E.

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Carbon farming in Europa: a che punto siamo

In Europa, il carbon farming sta passando da concetto teorico a pilastro delle politiche agricole e climatiche dell’Unione. L’obiettivo comunitario è chiaro: incentivare pratiche che aumentino lo stock di carbonio organico nel suolo e riducano le emissioni, riconoscendo agli agricoltori un valore economico diretto per questi servizi ecosistemici.

Il quadro normativo: dal Green Deal alla certificazione

La Commissione Europea ha inserito il sequestro del carbonio tra le priorità del Green Deal e della strategia Farm to Fork, puntando a rendere l’agricoltura un attore protagonista della mitigazione climatica. Con l’iniziativa EU Carbon Farming del 2022, si sta lavorando per definire metodologie comuni e garantire crediti che siano affidabili e comparabili su tutto il territorio. Questo percorso è rafforzato dal regolamento Carbon Removal Certification Framework (CRCF), progettato specificamente per certificare le rimozioni di carbonio di alta qualità, incluse quelle derivanti dal comparto agricolo.

Il ruolo della PAC e i limiti dei mercati volontari

Attualmente, la PAC 2023–2027 sostiene il carbon farming attraverso ecoschemi e interventi agro-climatico-ambientali che premiano tecniche come l’inerbimento e la minima lavorazione. Tuttavia, esiste una distinzione netta: questi strumenti remunerano l’adozione delle pratiche, non i risultati effettivamente misurati in termini di $CO_{2}$ sequestrata, come avviene invece nei mercati volontari.

Rispetto al modello statunitense, il mercato europeo appare ancora frammentato. La mancanza di uno standard unico e l’incertezza sulla durata degli impegni rappresentano barriere significative per le aziende. Inoltre, la variabilità dei suoli e dei climi europei rende complessa l’applicazione di modelli di misurazione standardizzati.

Sfide tecniche e prospettive future

Dal punto di vista agronomico, dobbiamo confrontarci con l’eterogeneità pedoclimatica e con i costi ancora elevati di analisi e certificazione. Rimane centrale il rischio di reversibilità: il carbonio stoccato deve restare nel suolo nel lungo periodo per mantenere il suo valore ambientale ed economico.

Nonostante queste complessità, la direzione è tracciata. L’Europa punta a un sistema scientificamente solido che eviti il greenwashing e valorizzi l’agricoltore come custode del territorio. Se il quadro normativo saprà consolidarsi, il carbon farming diventerà uno strumento strutturale capace di integrare la PAC, collegando agricoltura e mercati del carbonio in modo efficace.