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Indagine epidemiologica dei giallumi

Il Consorzio Franciacorta ha proposto con Nicola Mori (Università degli studi di Verona) e Fabio Quaglino (Università degli Studi di Milano) i risultati del primo anno di sperimentazione del progetto “Indagini epidemiologiche dei giallumi della vite per un contenimento sostenibile di Flavescenza dorata e Legno nero in Franciacorta

Lo scopo del progetto è quello di verificare la capacità di alcuni prodotti di indurre il fenomeno del recovery, ovvero il risanamento, nei confronti dei giallumi della vite.

In generale i dati relativi al recovery sono ancora da confermare ma nel frattempo è possibile desumere alcuni fatti dai dati raccolti.

Innanzitutto, in base ai dati del 2021, nessuno degli induttori di resistenza testati ha avuto un effetto migliorativo rispetto al non trattato.

Nell’osservazione di 20 vigneti con mappatura di tutte le vigne o di almeno 1000 esemplari, si è riscontrata una % infezione entro il 5% in 14 vigneti, del 5/10% in 3 vigneti, del 10/20% in 2 vigneti e del 48% in un vigneto. Questo fatto certifica in qualche modo la gravità delle infezioni da giallumi.

Dalle analisi molecolari si è riscontrato che, in 12 vigneti vi è prevalenza di LN, in 5 vigneti, perlopiù pedemontani della zona est della Franciacorta, vi è predominanza di FD, mentre nei restanti i due fitoplasmi si equivalgono (vedi immagine)

Nell’ambito della presenza di Flavescenza Dorata, la ricerca ha cercato di individuare anche le possibili piante serbatoio esterne identificandola in esemplari di quercia, di nocciolo, di ailanto e di bambù.

Relativamente agli insetti vettori le maggiori presenze registrate sono state relativamente a Scafoideus titanus (min/max/media 1/300/49,6), Orientus ishidae (min/max/media 1/704/63, 1), Neoaliturus fenestratus (min/max/media 17/524/177).

Riguardo al numero insetti infetti su quelli catturati è significativa la seguente immagine, in grado di dimostrare che la tipologia di insetti in grado di contenere l’infezione è ben più ampio di quello che si credeva in passato.

Scafoideus titanus e Neoaliturus fenestratus, catturati in grandi quantità hanno evidenziato % di infezione del 22%, mentre altri insetti, pur catturati in minor numero, hanno mostrato % di infezione superiori al 50%

Di notevole interesse anche il grafico che ha collegato la presenza di Scafoideo al metodo di lotta dei trattamenti effettuati.

Si rileva, infatti, che nei 16 vigneti coltivati con metodo biologico la presenza dell’insetto è significativamente più elevata (oltre 50 esemplari di media contro gli 8 del metodo integrato) ed il numero non diminuisce significativamente all’aumentare dei trattamenti, fatto che, invece, avviene nel metodo integrato.

Quest’ultimo dato, conferma di fatto l’inefficacia degli interventi a base di piretro nei confronti dello scafoideo, e di conseguenza attesta il maggior rischio di incorrere in infezioni di FD nei vigneti coltivati col metodo biologico.

Infine, l’indagine ha confermato che la presenza dell’insetto sulla vite si riduce in modo drastico in seguito a piogge intense o a spollonatura, confermando la necessità di attuare strategie di controllo coordinate con le attività di gestione della chioma e a distanza da eventi piovosi.