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Concimazioni Organiche in Orticoltura

In un precedente articolo abbiamo esaminato la composizione del suolo, le principali caratteristiche delle varie frazioni, come la disposizione nel terreno delle particelle e il modo in cui esse interagiscono definendo la struttura. In quest’articolo analizzeremo i pregi e i difetti delle sostanze organiche, utilizzabili come ammendanti.

Una buona struttura permette un adeguato equilibrio tra la frazione solida, liquida e gassosa del terreno e la buona riuscita delle colture, mentre suoli con una pessima struttura sono asfittici, in altre parole contengono poca aria o troppa acqua, e limitano lo strato esplorato dalle radici.

Tra i fattori in grado di influenzare positivamente la struttura vi è la sostanza organica: questa è presente nel suolo in quantità limitata, circa il 2 / 3%, ma è di grande importanza per via dell’elevata capacità di aggregare in modo quasi stabile le altre frazioni del terreno. Controllare regolarmente il tenore della sostanza organica del terreno, e apportarne in caso di deficit, è una delle pratiche agronomiche di maggiore importanza.

La concimazione organica per antonomasia, e anche l’unico concime disponibile per molti secoli, è stato il letame, inteso come la frazione palabile dei reflui zootecnici e della lettiera. Se un tempo il ruolo principale era quello di apportare nutrienti, oggi gli utilizzi sono effettuati principalmente per la sua capacità ammendante, in altre parole per il miglioramento della struttura.

La frazione di maggior interesse per il miglioramento della struttura è il contenuto in humus stabile poiché essa garantisce gli effetti più duraturi nel tempo.

Perciò, i migliori effetti si hanno quindi con dei letami ben maturi (12-24 mesi) per via dell’effetto di concentrazione, dovuto alla perdita di liquidi, e del processo di umificazione attuato dai batteri durante i processi di fermentazione. Questi prodotti presentano però alcuni lati negativi quali la distribuzione laboriosa, l’elevata quantità di semi d’infestanti distribuiti, e l’elevata carica microbica con possibile contaminazione fecale. Quest’ultimo fattore rappresenta un rischio maggiore per i vegetali da consumare freschi tal quali (senza pelatura) e a diretto contatto con il suolo, come le insalate a foglia.

Perciò l’uso dei letami è stato, nel tempo, molto ridotto, soprattutto in quella protetta per le produzioni di IV gamma, anche per via dell’assenza di sostanze attive in grado di controllare le malerbe.

Molte alternative sono state verificate nel tempo ed hanno evidenziato limiti tecnici o tecnologici. I letami di fungaia sono stati abbandonati per l’elevata presenza di ife fungine con possibile formazione di corpi fruttiferi (funghi), i compost di scarti di potatura per via della presenza di pezzetti di legna difficilmente degradabili che divengono corpi estranei nei prodotti raccolti meccanicamente, i compost di RSU per via della possibile contaminazione da plastica, anche se la raccolta differenziata porta a porta ha favorito un notevole miglioramento della qualità.

Ne risulta che per sostituire adeguatamente il letame si devono utilizzare materie prime di qualità, ovvero i vegetali a elevato contenuto di cellulosa (paglie, stocchi),  a scarso contenuto di lignina (legna) e senza corpi estranei (plastiche, tessuti), sottoposte a processi di compostaggio controllato e di adeguata durata, che garantiscono l’eliminazione delle infestanti e dei microrganismi. Il prodotto deve essere, infine, vagliato per evitare che la frazione più grossolana possa diventare a sua volta un corpo estraneo.

Se sottoposti a tali processi, i letami con lettiera, i separati solidi degli allevamenti zootecnici e dei biogas, o i liquami compostati su paglia possono essere di qualità superiore al letame e utilizzati con successo per il miglioramento della struttura di tutti i suoli agricoli e, in special modo, di quelli da orticoltura.