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MAL DELL’ESCA: CARATTERISTICHE, PROBLEMATICHE DI FONDO E CONTROLLO

MAL DELL’ESCA: CARATTERISTICHE, PROBLEMATICHE DI FONDO E CONTROLLO

Il mal dell’esca è una malattia della vite causata dall’attività combinata o consecutiva di un complesso di funghi (Phaeomoniella Chlamydospora, Phaeoacremonium aleophilum e Fomitiporia mediterranea) che, colonizzando il legno e i vasi linfatici sfruttando i tagli di potatura o le ferite da grandine, compromette la traslocazione dell’acqua e delle sostanze nutritive dall’apparato radicale alla parte aerea della pianta, indebolendola e, se non adeguatamente trattata, portandola alla morte. La produzione di spore fungine avviene durante i periodi piovosi, quando l’umidità è superiore all’80%, e con temperature maggiori di 10°C.

La malattia, a seconda delle caratteristiche del vitigno, come la varietà e la vigoria, può presentare diversi sintomi e manifestarsi sotto varie forme. Se aggredita, la vite può presentare aree necrotiche internervali dai bordi gialli o rossi sulle foglie, frutti avvizziti o disseccati, annerimenti o carie legnose, compromettendo le future produzioni e le piante circostanti.

Pratiche agricole per la prevenzione del mal dell’esca

Nonostante la malattia abbia assunto una crescente importanza a partire dagli anni ’80 anche negli impianti più giovani, ad oggi non esistono cure contro essa, se non delle buone pratiche agricole preventive, come la scelta di cultivar meno suscettibili e più vigorose, la disinfezione degli strumenti di potatura in quanto veicoli di propagazione, o l’utilizzo di prodotti fitosanitari a base di ceppi di Trichoderma (Trichoderma asperellum, Trichoderma gamsii e Trichoderma harzianum) poiché sono gli unici registrati per il controllo del mal dell’esca anche in agricoltura biologica. Le spore di questi funghi antagonisti, applicate in vigneto poco dopo la potatura utilizzando gli atomizzatori e con temperature superiori ai 10°C, colonizzano le ferite da potatura, il terreno e le radici e impediscono l’attacco dei funghi patogeni, sottraendo loro spazio ed elementi nutritivi o parassitizzandoli. Ogni ceppo di Trichoderma ha una sua efficacia selettiva in funzione dell’ambiente, della cultivar e del patogeno da controllare. Ogni specie di Trichoderma, inoltre, risulta essere efficaci anche per altre avversità di altre colture, come la Rhizoctonia del basilico e della fragola.

Il trattamento con prodotti a base di Trichoderma, limitando l’invasione e l’insediamento dei funghi patogeni, riduce la manifestazione dei sintomi fogliari e, di conseguenza, del danno produttivo. Oltre a essere un’alternativa economica e dalla facile applicazione, le ricerche condotte hanno dimostrato e continuano a dimostrare il considerevole beneficio economico nella gestione agronomico-fitoiatrica del vigneto, anche in impianti che presentavano un numero di iniziale di piante colpite abbastanza rilevante.