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Le centraline meteo

Tra gli strumenti di base nel processo di sviluppo tecnologico delle aziende le centraline meteo sono spesso il primo gradino. Ma quali sono le informazioni ottenibili e le ricadute pratiche?

È bene sapere che esistono centraline base o personalizzabili.

Nel settore frutticolo e viticolo la strumentazione minima prevede un sensore di temperatura, un pluviometro ed un sensore umidità atmosferica a cui si integra un sensore bagnatura fogliare. Nella norma i dati sono inviati a cadenza stabilita ad un portale a cui è possibile accedere tramite pc, tablet o smartphone, visualizzando anche grafici interattivi come quello riportato in seguito.

Questi dati consentono al produttore o all’Agronomo aziendale di fare valutazioni relativamente alle piogge cumulate o alla bagnatura fogliare e di conseguenza alle necessità di avviare la difesa o ripetere il trattamento causa dilavamento.

Il pluviometro è di fondamentale importanza nelle aziende in cui si avviano infezioni legate alla pioggia, come ad esempio la peronospora della vite, poiché è in grado di riportare un dato di piovosità abbastanza preciso, senza dover accedere al vigneto. Allo stesso tempo, poiché le sostanze attive che agiscono per contatto, in modalità preventiva, sono soggette al dilavamento, la conoscenza da remoto del dato consente di verificare il superamento o meno della soglia di dilavamento e di dare quindi indicazioni sulla necessità di tornare in copertura.

Particolarmente interessante è il dato di bagnatura fogliare, rappresentato dalla barra verde nell’immagine precedente, poiché l’avvio delle infezioni può avvenire anche solo per la presenza della rugiada notturna, anche in assenza di piogge (barre blu).  L’immagine riportata è relativa all’annata 2022 nel lasso di tempo dal 20 giugno al 10 luglio, con temperature diurne oltre i 35°C (riga rossa). Nonostante ciò, in questa particolare località si registravano 6/8 ore di bagnatura fogliare per ogni notte, segnalando la necessità di non abbassare la soglia di attenzione nella difesa.

Nelle aziende dotate di sistemi antibrina la centralina meteo è in grado di allarmare il produttore dell’arrivo delle condizioni critiche per consentirgli di attivare la protezione.

Il sistema di allarme in realtà può essere attivato per innumerevoli parametri e, nella norma, opera mediante un sms che viene inviato all’operatore designato.

Le centraline sono quindi importanti per riuscire a comprendere alcuni fenomeni o problematiche poiché sono in grado di riportare un dato preciso di ciò che è accaduto/sta accadendo. Peraltro, la disponibilità delle registrazioni è solo una faccia della medaglia, che deve essere completata dalle previsioni meteo che, purtroppo, ancora oggi, scontano una notevole incertezza anche a poche ore dagli eventi.

Su questi dati la maggior parte dei portali propone dei modelli malattia che danno indicazione del livello di rischio, come ad esempio per oidio o botrite, o dell’avvio di infezioni di diversa gravità, come ad esempio per peronospora. Il limite di tali modelli è che si basano su ipotesi studiate in laboratorio che non sempre considerano tutte le variabili e possono sovrastimare o sottostimare lo sviluppo delle infezioni. La mancanza di riscontri oggettivi, come le verifica o meno della presenza dell’infezioni in campo, non consente al sistema di “migliorarsi” in modo automatico. Lo sviluppo di sistemi basati sull’intelligenza artificiale, adeguatamente riforniti anche da dati di campo potrà favorire lo sviluppo di metodi in grado di migliorare il modello in modo autonomo e garantire una maggiore sensibilità alle condizioni locali.

Nel settore orticolo, in tunnel freddi per la produzione di baby leaf, l’uso del sensore di luminosità o i sensori di misura della temperatura del terreno possono essere utilizzati insieme al dato della temperatura aria per determinare il livello di ombreggio o il timing di copertura.

Nel settore orticolo o vivaistico in serre ferro-vetro, le centraline, integrate i con sensori per la misura del vento e della luminosità, possono determinare l’apertura e la chiusura autonoma delle aperture o degli ombreggi, al fine di regolare luminosità, temperatura, umidità o prevenire danni intemperie.

Tra i sensori per il suolo ne esistono alcuni in grado di dare informazioni relative al contenuto idrico, che pur con approssimazione, posso aiutare a decidere il momento delle irrigazioni o il loro volume.

È bene rammentare che esistono centraline e sensori di tipo hobbistico e di tipo professionale, con costi, precisione e sensibilità molto diverse.

Alla precisione dello strumento è utile, inoltre, non associare un deficit di rilievo dovuto al posizionamento inidoneo dei sensori.

Per quanto riguarda le stazioni meteorologiche in ambito extra urbano il sensore termo-igrometrico (misurazione temperatura e umidità) andrebbe posizionato tra i 170 e i 200 cm di altezza da terra, all’interno del suo schermo solare, esposto a sud, in area con superficie coperta da manto erboso e con distanza da edifici di almeno 10 metri.

Il pluviometro deve essere posto alla stessa altezza del sensore termo-igrometrico e ancora una volta lontano almeno 10 metri da ostacoli verticali, come edifici o alberi che possono impedire l’accumulo della pioggia, soprattutto se cade trasversalmente.

L’anemometro va posizionato tra i 2,5 e i 10 metri di altezza, sempre lontano almeno 10 metri da ostacoli verticali, come edifici o alberi.

Oltre alla sensoristica di base, qualora si monti un sensore di radiazione solare questo va posizionato oltre i 200 cm di altezza (in genere si mette sulla sommità del palo della stazione). Questo sensore è indispensabile per il monitoraggio dell’evapotraspirazione, oltreché per avere un dato della radiazione fotosinteticamente attiva (PAR).

Come anticipato altri sensori integrabili sono quelli per la misura dell’umidità del suolo, della temperatura del suolo e per la bagnatura fogliare.

I sensori per la misura dell’umidità del suolo possono essere di diverse tipologie, tra cui tensiometri o sensori del tipo watermark. Il tensiometro misura con quanta forza l’acqua è trattenuta dal terreno, ossia il potenziale idrico (espresso in cbar, atm, kPa, HPa). Più il potenziale idrico è negativo, maggiore è la forza con cui l’acqua è trattenuta dal suolo e quindi più difficilmente le piante riusciranno ad estrarla. Valori prossimi allo zero significano, invece, che siamo in presenza di un suolo saturo. Per praticità il dato è generalmente trasmesso in valore assoluto.

I sensori di tipo Watermark rilevano la resistenza elettrica a stato solido, a sua volta sfruttata per misurare la tensione dell’acqua, in quanto questa varia al variare del contenuto di acqua e di conseguenza cambia anche la resistenza. Si interrano alla profondità desiderata e i valori misurati sono relativi a quel determinato strato.

Esistono anche sonde in grado di rilevare umidità e temperatura del suolo.

Il sensore di bagnatura fogliare, invece, misura la conduttività su un filtro di carta, che viene tenuto tra due elettrodi, restituendoci il dato di bagnatura fogliare, molto importante per monitorare se le condizioni sono favorevoli allo sviluppo delle patologie fungine.

Affinché una centralina sia veramente performante e di sostegno nelle decisioni è di fondamentale importanza anche la sua manutenzione ordinaria altrimenti, ancora una volta, si rischia di avere informazioni fuorvianti.