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VITIGNI RESISTENTI  (Piwi)

Piwi è un acronimo derivante dal tedesco pilzwiderstandfähig che significa “viti resistenti ai funghi”.

Peronospora e oidio sono le malattie più comuni della vite, rendendo necessari anche 10-15 trattamenti all’anno per il contenimento delle loro infezioni, che se acute, possono portare alla perdita totale del raccolto. Queste due malattie fungine, come la fillossera, furono importate nel diciannovesimo secolo dal continente americano. Nel loro ambiente d’origine Peronospora e Oidio non rappresentano un problema rilevante, poiché le viti autoctone si sono evolute sviluppando caratteri di resistenza.

I vitigni Piwi nascono quindi dall’incrocio di specie diverse di vite (viti europee + viti americane o asiatiche) con l’obiettivo di combinare la resistenza alle crittogame e alla fillossera delle viti alloctone alle qualità enologiche delle varietà europee, così da ridurre al massimo l’uso dei trattamenti fitosanitari nei vigneti. Grazie a questi incroci si ottengono i cosiddetti ibridi, cultivar con caratteristiche comuni tra i genitori, ma più vigorosi e resistenti.

I meccanismi su cui si basano le resistenze sono molti e spesso sconosciuti, qui di seguito alcuni esempi:

Mancato riconoscimento: la modificazione anche di una singola proteina presente sulla superficie fogliare della vite può comportare il non riconoscimento dell’ospite da parte della spora/oospora, che di conseguenza non germina.

Riduzione suscettibilità: In particolari vitigni sono presenti dei geni che ne determinano una particolare predisposizione o resistenza all’infezione da Peronospora e dell’Oidio, se questi geni sono presenti o assenti, o non vengono espressi, è possibile che la pianta acquisisca un certo livello di resistenza al patogeno.

Eterosi: In genetica viene indicato con questo termine un fenomeno che porta ad avere organismi molto più resistenti e vigorosi, semplicemente ibridando due “linee pure” geneticamente molto lontane. Tra le caratteristiche collegate all’eterosi vi è anche la velocità di svolgimento del ciclo e la precocità di raccolta, peculiarità che accumuna molti di questi ibridi.

come ottenere vitigni resistenti

Per ottenerli si procede anzitutto con la selezione dei vitigni con le caratteristiche desiderate, che saranno quindi una cultivar di Vitis vinifera, dal quale si vorranno mantenere le caratteristiche organolettiche, e una vite di un’altra specie (es: Vitis rupestris, Vitis riparia, Vitis cinerea, ecc.…) che porterà i geni di resistenza.

Dopo aver eseguito l’incrocio attraverso impollinazione manuale, si procede con la raccolta dei semi e alla loro semina.

Mediante la mappatura del genoma è possibile verificare se le piante posseggono i geni della  resistenza, ma è solo dopo la prova in campo che è possibile conoscere le caratteristiche agronomiche ed enologiche della nuova varietà.

I vitigni resistenti più utilizzati

Tra i vitigni bianchi resistenti più utilizzati abbiamo Bronner, Sauvignon Nepis, Solaris B Johanniter, il Muscaris B oppure la serie prodotta dall’università di Udine con Fleurtai, Soreli e la serie di ibridi da Sauvignon blanc.

Tra i vitigni a bacca rossa si possono  ricordare Cabernet cortis, Monarch N, Pinotin N, Prior N e la serie di ibridi da Merlot e Cabernet dell’università di Udine.

Da rammentare che anche pur trattandosi di ibridi con paternità di alcuni di vitigni più diffusi al mondo le caratteristiche agronomiche, aromatiche e tecnologiche si differenziano, anche di molto dai genitori. Non si tratta, infatti, di cloni ma di nuovi individui con caratteristiche genetiche proprie.

Se teoricamente questi vitigni possono rappresentare la soluzione per il controllo dei principali parassiti della vite, con la conseguente eliminazione del numero di interventi e dell’impatto ambientale, in pratica si è verificato che l’azzeramento dei trattamenti ha consentito lo sviluppo di una serie di patogeni, oggi considerati minori e contenuti dai trattamenti fitosanitari, con virulenza anche estrema, determinando, nei casi più gravi, anche alla completa perdita della produzione.

Inoltre, non si può escludere che in futuro si possano sviluppare nei patogeni mutazioni in grado di superare in tutto o in parte le resistenze dei vitigni, vanificando la ricerca ed il lavoro svolto.

In molte zone viticole, anche tra le più rinomate come ad esempio in Champagne, sono in corso test di valutazione delle caratteristiche agronomiche ed enologiche di questi vitigni o di nuovi ibridi, ma l’adozione su grande scala di questi sarà più semplice in aree a scarsa tradizione viticola lasciando a queste la possibilità dello sviluppo di un modello di produzione e di prodotto a bassissimo impatto ambientale.

L’introduzione dei vitigni resistenti nelle zone viticole tradizionali richiede approfondite riflessioni e il superamento delle resistenze più difficili da scardinare: quelle dell’uomo nei confronti delle novità.