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PIANTE ORNAMENTALI: CONFORMAZIONE, MODELLO E DIFETTI STRUTTURALI

Quando acquistiamo delle piante esiste un metodo per valutarle? Quale conformazione può essere presa come modello? Quali sono i principali difetti delle piante ornamentali?

Per rispondere a queste domande è necessario prima fare una premessa: gli alberi allevati in vivaio sono solitamente propagati per talea e quindi sono geneticamente identici, ma la loro conformazione può essere anche molto differente in quanto influenzata da fattori interni, come la posizione delle gemme, ed esterni, come per esempio l’intervento dell’uomo o le condizioni ambientali.

Sta al vivaista ed ai suoi operatori intervenire con idonei interventi di potatura o di gestione per fare in modo che i rami e le branche migliori si sviluppino con un’adeguata conformazione; purtroppo però non è sempre così e talvolta si ha a che fare con piante con diversi difetti, che se consolidati, sono difficilmente correggibili.

Per poter quindi riuscire a dare un giudizio oggettivo sulla qualità del materiale vegetale esistono degli standard di riferimento per le produzioni vivaistiche, tra i quali si annoverano il Revised nursery standards for nursery stock, l’European Nurserystock Association Standards e il Florida Grades and Standards for nursery.

Quest’ultimo è tra i più utilizzati per la sua facile applicazione, infatti classifica le piante in 4 classi a seconda delle loro caratteristiche, in ordine decrescente di qualità:

  • Florida Fancy (pianta senza difetti): Fusto singolo, diametro delle branche inferiore ai 2/3 rispetto al tronco, nessuna ferita di potatura aperta, chioma densa e distribuita omogeneamente sui 360°, nessuna branca inserita sul fusto con un angolo inferiore ai 25°, zolla/vaso di dimensioni idonee e radici ben conformate;
  • Florida #1: Presenta di lievi difetti strutturali, sono necessari interventi di potatura di formazione per ottenere una struttura ottimale.
  • Florida #2: Presenta difetti di una certa importanza, Sono necessarie potature di formazione per correggere i difetti strutturali, possibili più interventi.
  • Cull (scarto): Difetti non correggibili.

I difetti più gravi che possono compromettere la qualità, e quindi la salute, delle piante sono i seguenti:

  • Le branche o i fusti codominanti sono uno dei difetti più comuni: essi consistono nello sviluppo eccessivo di una branca secondaria, che andrà quindi a competere con l’asse principale. Questo difetto comporta la deformazione della chioma e uno spostamento dei carichi, favorendo gli sbrancamenti e gli schianti.
  • La corteccia inclusa può essere una diretta conseguenza dei fusti codominanti: quando due fusti crescono paralleli con la crescita del diametro finiscono con il toccarsi, con la conseguente compressione dell’area che determinerà una spinta verso l’esterno col tempo sempre più forte, che può culminare in una scosciatura, portando allo schianto di uno dei due fusti.
  • Per le piante allevate in vaso, tra i difetti radicali si evidenziano le radici spiralate:  A causa del limitato volume di substrato disponibile, le radici giunte alle pareti laterali del vaso, iniziano a girare a spirale lungo la parete formando una sorta di contenitore di radici, che impedisce l’esplorazione del terreno una volta effettuato il trapianto.
  • Per le piante in zolla il difetto riscontrabile all’apparato radicale è la radice strozzante, che può anche essere conseguenza del difetto precedente. Sono strozzanti quelle radici che avvolgono il colletto della pianta, riducendo la capacità di sviluppo del fusto e limitando l’afflusso di fotosintetati. Questa situazione comporta una riduzione della stabilità della pianta e un maggior rischio di infezioni fungine.

Su molti di questi difetti è possibile intervenire in modo efficace nelle prime fasi di sviluppo della pianta con interventi cesori o con la curvatura e la piegatura dei rami. Man mano che la pianta diventa adulta, i tagli di riforma diventano più importanti, determinando un difetto estetico oltre che una facile via d’accesso per i funghi cariogeni.

Per quanto riguarda i fusti codominanti e la corteccia inclusa, è buona regola lasciare un solo fusto principale, scegliendo quello più centrale e dritto, eliminando i secondari quando hanno ancora un diametro alla base di 2/3 cm.

Rispetto alle radici strozzanti è necessario che le piante in vaso siano allevate in vasi antispiralizzazione (Air-Pot System) o coltivate in zolla avendo cura di scegliere per l’impianto suoli tendenzialmente sciolti e ben drenati, con una bassa percentuale di scheletro, così da favorire lo sviluppo delle radici in modo ottimale. Nel caso in cui si volesse correggere il difetto, se la radice ha un diametro di massimo 2/3 cm, è possibile effettuare una potatura radicale e successivamente seguire maggiormente quell’albero all’impianto con irrigazioni più frequenti e sostegni maggiormente efficaci.

Naturalmente tutti gli interventi devono essere volti a rispettare la conformazione e il portamento naturale della pianta, salvo nel caso in cui di si vogliano piante in forma, che però richiedono nel tempo costosi interventi di manutenzione.

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