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Sovescio: uso della senape come coltura intercalare

Negli ultimi anni, in seguito all’introduzione delle nuove misure di PSR (Piano Sviluppo Rurale), è diventato ormai comune in Lombardia imbattersi in campi di senape, avena o segale, soprattutto nel periodo invernale. Come altre colture di copertura – dette anche cover crop, appartenenti alle tre grandi famiglie di Leguminose, Crucifere e Graminacee– vengono impiegate nella pratica del sovescio, quindi interrate, per poter:

  • mantenere o aumentare la fertilità del suolo e, di conseguenza, anche la biodiversità e ridurre le concimazioni;
  • migliorare la struttura del terreno, grazie all’apporto di sostanza organica e all’azione degli apparati radicali;
  • controllare le infestanti attraverso la competizione, riducendo, di conseguenza, la loro disponibilità di nutrienti e di spazi per svilupparsi;
  • proteggere il suolo dall’erosione dovuta ad agenti atmosferici, come l’alternanza di freddo e piogge nei periodi invernali, poiché è costantemente coperto;
  • aumentare la disponibilità di azoto e ridurre la loro lisciviazione, evitando che finiscano in falda.                         

Le cover crop, infatti, non sono colture produttive, ma vengono utilizzate tra la raccolta della coltura da reddito e la semina di quella successiva. Va da sé che, oltre ai vantaggi ambientali e agronomici, queste varietà portano anche a benefici economici, sia nel breve che nel lungo termine, poiché si riduce il bisogno di alcune lavorazioni del suolo e di concimazioni. Tuttavia, come dimostrato da diversi studi, non tutte le varietà possono essere considerate ugualmente efficaci ed è opportuno scegliere quella adatta in base alle sue caratteristiche, come la durata del ciclo o la resistenza a nematodi o a fenomeni atmosferici.       

Sovescio: Focus sulle proprietà della senape

La senape viene identificata come una specie di piante erbacee appartenenti alla famiglia delle Brassicacee o Crucifere. Nonostante la senape sia originariamente una coltura suscettibile sia al gelo (definibile, in altri termini, geliva) che ai nematodi, il miglioramento genetico ha permesso lo sviluppo di nuove varietà resistenti ai climi avversi e a questi parassiti, dimostrando un effetto nematodicida comparabile ad altre coltivazioni, come il rafano.

È necessario evidenziare che l’effetto biocida nei confronti dei nematodi non si manifesta in qualsiasi condizione o momento dello sviluppo della senape, ma soltanto in seguito alla sua trinciatura e al suo rapido interramento.

Nel Nord Italia, come nel caso del mais, coltura predominante nel panorama Lombardo per la produzione di biogas o impiegata come mangime, la senape viene seminata dopo la raccolta estiva poiché sviluppa in breve tempo molta massa e permette, in seguito alla sua morte con le prime gelate invernali e al suo successivo interramento, la semina di colture primaverili. Essendo la senape, rispetto ad altre colture, più sensibile al gelo, favorisce la gestione del residuo colturale della cover crop e facilita la preparazione del terreno per la semina della specie da reddito successiva in primavera. Inoltre, la semente della senape è accessibile economicamente, avendo un costo di circa 40,00 €/ha e considerando una dose di semina di circa 20 kg/ha.

Come le altre cover crop, la semina può avvenire tramite seminatrice a file su terreno minimamente lavorato o attraverso la distribuzione a spaglio dei semi con spandiconcime centrifugo e successiva incorporazione nel terreno tramite il passaggio di erpice a dischi.

Come ulteriore alternativa economica, è possibile seminare la senape su sodo se il terreno è in tempera, ovvero quando l’umidità è tale da presentare le migliori condizioni per la lavorazione. A differenza di altre specie, la senape e il rafano vengono seminate a minor profondità (5-15 mm). La conclusione delle colture di copertura, che può essere eseguita per congelamento naturale o tramite interventi meccanici, come l’erpicatura e la rullatura, è fondamentale per agevolare le condizioni idonee per la coltura da reddito, evitando, per esempio, che si sviluppino infestanti a partire dalle cover crop stesse o rallentando il riscaldamento del terreno. Il momento e la modalità della conclusione influenzano anche la velocità di decomposizione della coltura e, di conseguenza, la cessione e immobilizzazione dell’azoto nel suolo, di primaria importanza per la coltura principale. La biomassa della senape ha, tuttavia, lo svantaggio principale, come per altre colture da sovescio, che, in caso di rapida decomposizione e di semina non precoce di colture principali, copre il terreno solo per un periodo molto limitato.

Come è possibile immaginarsi, non tutte le varietà aumentano le disponibilità di azoto nel suolo. Essendo la senape geliva, la quantità di azoto, uno dei macroelementi fondamentali per lo sviluppo delle piante, contenuta nella biomassa in decomposizione, e quindi presente in campo in seguito alla stagione invernale, è di gran lunga inferiore al picco raggiunto verso metà novembre, corrispondente al 40%. In seguito a questo processo, l’azoto, nonostante possa essere conservato nel suolo, viene perso per lisciviazione o denitrificazione in base alla piovosità e al ristagno idrico. Questi due fenomeni, inoltre, possono compromettere la crescita e sviluppo della senape, specialmente durante il periodo autunnale. In seguito a diverse prove, è emerso che la senape, in particolare la senape bianca (Sinapis alba), presenta un saldo finale di azoto leggermente positivo, ma inferiore rispetto ad altre cover crops, come la Veccia vellutata.  

La senape, come il grano saraceno e il rafano, è un’ottima specie per il controllo delle infestanti grazie alla produzione di sostanze allelopatiche che ne impediscono lo sviluppo.

Nonostante la coltivazione di colture di copertura, e successivo interramento, sia un impegno facoltativo per l’agricoltore, è innegabile che possa costituire una pratica agricola sostenibile dal punto di vista ambientale, specialmente per le colture seminate a seminativo con colture annuali, in virtù delle recenti misure introdotte dall’Unione Europea. È vero che necessita di un periodo iniziale di adattamento, di approfondimento e studio delle specie più adatte da parte dell’agricoltore, ma è indubbio che ne possa trarre grandi benefici per il futuro, non solo economici.    

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